venerdì, Aprile 26Settimanale a cura di Valeria Sorli

Pronto, mamma’ ?

 

“PRONTO Mamma’?, siccome che devo fa la tinta, che me consigli, biondo cenere o miele di castagno, che fa sempre fine?” è solo una delle domande che la sora Cecioni fa alla madre, in una lunghissima e strabiliante carriera di attrice comica. Lei è Franca Valeri, pseudonimo di Franca Maria Norsa ,è l’attrice e sceneggiatrice italiana, di teatro e di cinema, più amata dal pubblico di tutte le età, nota anche  per la sua lunga carriera di interprete caratterista in campo cinematografico e teatrale.

Grande appassionata di opera lirica, nella sua lunga carriera si è dedicata anche alla regia operistica.

Tra i miei mille mestieri prima di diventare noto come stilista, mi sono  cimentato anche nell’arte della recitazione, ed ho già raccontato più volte del mio debutto nel modo professionale con Vittorio Gassman, con “Affabulazione” di Pier Paolo Pasolini, al Teatro Tenda di Roma,  nel 1975. Lavorai come attore per 5 anni, ma contemporaneamente portavo avanti tutte le altre attività: la grafica, i disegni per tessuti e foulard, gli allestimenti di vetrine, prospettive di interni, trompe l’oueil, insomma tutto quello che avevo imparato prima di decidere di intraprendere, ma è più corretto dire “provare” la strada del palcoscenico. Mi trasferii  da Cuneo a Roma, e dopo il mio primo ingaggio con Gassman, le mie quotazioni salirono, e oltre alla televisione con Corrado e Ave Ninchi, (più di 100 puntate di siparietti per gli emigranti in Svizzera, feci molta radio, con Sandra Milo, doppiaggio, molti spot pubblicitari, e cinema.

Il primo film fu “Due pezzi di pane” con Gassman e Philippe Noiret, con la regia di Sergio Citti, e le scene che ho girato io come avvocato di Noiret, avevano come set il tribunale di Viterbo. Io dovevo difendere davanti alla corte il mio assistito, che mostrava il sedere al giudice, poiché aveva un neo sulla chiappa destra, mentre l’avvocato di Gassman , perorava la causa del suo assistito che aveva lo stesso neo ma sulla chiappa sinistra, pertanto il giudice doveva stabilire chi fosse il padre del neonato che Angela Molina  aveva partorito. Fu molto divertente come prima esperienza, alla quale seguì un mio Hitler per un film comico americano, poi feci il sindacalista personale di Gian Maria Volontè con la regia di Armenia Balducci, e film con Vanzina, altri con registi esordienti o già famosi, e un paio con protagonista Enrico Montesano, in particolare quello con la regia di Samperi (reduce dal grande successo di “Grazie Zia”, con Lisa Gastoni), e fui ingaggiato per una piccola scena per un profetico film “Un amore in Prima Classe”, con la coppia Montesano e Sylvia Kristel, anche lei notissima per il suo scandaloso “Emanuelle”, film cult del ’74, al  quale seguirono ben 6 altre pellicole. Io dovevo fare una partita a carte in 4 in uno scompartimento di un treno, un set nelle vicinanze di Roma, e nello scompartimento  adiacente era prevista la coppia in questione che con i loro audaci  baci e abbracci, lasciavano sbigottiti due signori di una certa età, il comico torinese Felice Andreasi e Lei, la divina Franca  Valeri. Ero felicissimo di incontrarla e manifestarle tutta la mia ammirazione, che da tempo coltivavo. La produzione mi convoca per le 6 del mattino e mi avverte che passerà una macchina a prelevarmi, si raccomanda di essere puntuale perché ci saranno altre persone in auto e quindi evitare di farmi attendere. Alle 6 meno 10 ero già in strada e poco dopo arrivò l’auto, salii davanti, salutai il conducente, e mi voltai per dare il buongiorno ai  passeggeri seduti dietro, e tremai dall’emozione quando scoprii che erano proprio Andreasi e la Valeri!!! Stetti in silenzio, non volendo interrompere la conversazione tra i due, e arrivati agli studi cinematografici, ognuno aveva un camerino e poi tutti al trucco. Lì mi presentai meglio alla Sig.ra Valeri, che mi presentò Roro, il suo cagnolino, (era il terzo Roro che aveva e da allora credo ne abbia avuti almeno altri 7, tutti Roro).  Le battute, anzi la conversazione era tutta una battuta, il suo spirito era così  pungente che qualunque fosse l’argomento, sia per la voce che per l’ironia, diventava irresistibile. Simpatizzammo subito, poi ci accompagnarono sul set, ovvero negli scompartimenti del treno, tutti in attesa che il Sig. Montesano e la Sig.ra Kristel arrivassero anche loro. Io non volevo stare con i miei compagni di carte, ma non osavo alzarmi, con 20 macchinisti, datori luci, operatori di microfoni etc etc… nel frattempo si erano fatte le 10 del mattino e dei viaggiatori di Prima Classe  neanche l’ombra. Poi le 11, poi mezzogiorno, e infine la pausa pranzo, il famoso cestino , appena  scesi dal treno, senza aver ancora lavorato, ci sedemmo ad un tavolo nello studio cinematografico, e naturalmente non mi feci scappare l’occasione e con discrezione chiesi alla Sig.ra Valeri se potevo sedermi accanto a lei. “Certo, siediti pure, io sono Franca, sai è meglio se mi dai del tu!”… No, come potevo?… “si, sono la Franca, chiamami Franca”.. e così cominciò la nostra conversazione, la nostra amicizia, che dura tutt’ora. Tornammo sul set, alle 14, e prese le rispettive posizioni, ricominciò l’attesa, le 15, le 16, alle 17, la Franca si alza, abbassa un finestrino, e rivolta alla produzione esclamò “Scusi, che c’è un ufficio reclami, sa tante volte dovesse capità de fa na lamentela, sa perché so sei ore che stamo ad aspettà de partì, ma’r capotreno non fischia, hai visto mai che se fosse scordato de venì?” tutto con la voce tipica della signorina  snob,  e con l’ironia che solo Lei sapeva avere, aveva chiaramente manifestato il suo disappunto per l’incredibile ritardo dei due protagonisti. Qualcuno riferì al Sig. Montesano dei reclami giunti dal treno  e mezz’ora dopo i due viaggiatori si presentarono.

Si sedettero, motore, partito, silenzio, azione, Ciak si gira…. E la scena dalla  carrellata sui 4 giocatori senza batture, scivolava sullo scompartimento dei protagonisti, non sentimmo nulla delle azioni e conversazioni seppure vicine a noi, e soltanto “STOP!, la rifamo!” seguirono altri 3 o 4 ciak, si fecero le 8 di sera, ed avevamo finito quella partita. Io scomparivo con i miei 3 soci, e Franca tornò a girare successivamente per lo sviluppo della scena, che vidi solo alla proiezione. Il film ebbe un discreto successo, ma la mia nuova amica non la mollai mai più. La andavo a trovare ad ogni prima teatrale, la Incontravo a casa di Peppino Patroni Griffi, poi mi allontanai dal quel mondo e riapparsi solo dopo il mio successo come stilista della linea, guarda caso chiamata Prima Classe.

Franca venne a Milano per uno spettacolo, ci rincontrammo come se nemmeno un giorno ci avesse separati,  e per tutto il periodo ogni sera non solo vedevo lo spettacolo, ma il dopoteatro era per lei un momento sacro: la cena, la tavolata con pochi amici, a volte più numerosi, sempre con il suo fedele Roro sulle ginocchia. Al dopo cena seguiva la fatidica domanda “Sai se c’è una festa in citta?”, oppure “Questa sera siamo tutti invitati da marco, in via Padova, andiamo”, Con la sua inesauribile energia Franca ci coinvolgeva a tarda notte, perché adorava stare tra la gente, non certo per cercare complimenti, ma per studiare nuovi personaggi, tendenze, mode, modi di dire, insomma una analista della società , cosa che ha fatto per tutta la vita con lo studio e le proposte dei suoi innumerevoli personaggi. In ognuno vi era la sua interpretazione straordinaria di un carattere incontrato per caso, sviluppato con maestria, e proposto con raffinata eleganza, seppure spesso fossero personaggi del popolo, a parte la sua esilarante signorina SNOB, la più divertente presa in giro delle borghesi milanesi, lei stessa chic ed elegante da dismettere i suoi panni per calarsi nelle mille donne che ha interpretato.   E battute a più non posso!, e commenti che parevano testi  pensati, scritti e provati.. no, era Franca, Lei, la Grane Attrice, detta caratterista, ma in realtà una attrice da Oscar per ogni sua interpretazione, se solo fosse vissuta in America. Ricorderò sempre una  sua fugace quanto ironica chicca regalataci, agli amici dietro le quinte, insaziabili della sua inebriante verve, eravamo in 6-7 persone ad attenderla per la cena dopoteatro e lei lesse negli nostri occhi il desiderio di avere ancora una porzione di quel succulento cameo  che era la sua recitazione, e senza esitare ci concesse una breve  citazione pirandelliana:  “Se voi credete che io sia quel che voi pensate che io sia, non so quel che voi pensate che io possa essere, ma sono quel che volete che io sia, sempre che voi crediate che io sia quel che pensate!”…. quando far ridere è un’arte!!!!

“Non c’è niente da ridere se una donna cade”, “Il bell’indifferente”, “Le donne che amo” “L’appartamento”, “Tosca e altre due”, con la Asti, “Mal di ma(d)re”, “La vedova Socrate”, “Le Serve”, “Oddio mamma!” Una straordinaria Regia per “La Bruttina stagionata”, con una altrettanto straordinaria attrice e amica, Gabriella Franchini, seguito da “Parliamone”, testo e regia suo, e “Il cambio dei cavalli”, ecco questo sono i regali teatrali che ho ricevuto dalla Franca, che amo follemente, e non perdiamo occasione per mandarci i saluti, lei ora vive a Trevignano, continua a scrivere per il teatro, a seguire l’opera lirica,  a regalarci sempre quella incredibile ironia intelligente e insuperabile, musa ispiratrice per moltissime attrici che hanno attinto dal suo strabordante repertorio citazioni, sfumature, stoccate, intonazioni, e tutto quanto ha dato la Franca.

Ma la mia ammirazione comincia ben prima, con la Tv e i cinema, con i capolavori come “Piccola posta” di Steno “Leoni al sole” e “Parigi o cara”, “Scusi facciamo l’amore”, tutti del geniale marito Vittorio Caprioli, “Il segno di Venere”, “Il Bigamo” e le partecipazioni straordinarie in “Luci del varietà” di Fellini, o “Il vedovo” con Alberto Sordi e un altro centinaio di film, di apparizioni televisive,  Cesira, La coreografa Ungherese, La Contessa Bernardi, apparizioni al fianco di De Sica, o Totò, l’indimenticabile Sora Cecioni, e tanti altri… La signorina snob, milanese, così arguta, così perspicace, così geniale, così adorabile.

La mia Franca, “che c’e quarcosa per me?

Tuo affezionatissimo Alviero