domenica, Maggio 19Settimanale a cura di Valeria Sorli

Cristo Redentore: dal nostro corrispondente da Rio de Janeiro, Alviero Martini

La mia famiglia cristiana, cattolica , molto credente e praticante, sin dai primi vagiti, mi ha portato in chiesa, battesimo, cresima, e tutte le feste comandate erano d’obbligo,  la messa,  talvolta anche durante la settimana.  Naturalmente non mi sono fatto mancare anni da chierichetto, l’azione cattolica, le gite parrocchiali, e devo dire che la mia educazione, a parte quella della famiglia, l’ho ricevuta proprio grazie alle frequentazioni della chiesa parrocchiale, in un piccolo paesino rurale, dove era naturale questo approccio. Tuttavia c’era qualcosa che non mi convinceva del tutto, fino a quando ho preso coscienza delle mia identità di “cristiano atipico” e mi sono fatto una mia idea dell’essere cristiano, che non combina molto con i dogmi della chiesa: innanzitutto le preghiere. Perché dovremmo vivere in una valle di lacrime quando le gioie della vita sono a portata di mano? Perché dovremmo vivere pensando che gli ultimi saranno i primi…. Quando  un buon cristiano vive nell’abbondanza, può essere primo e vivere nell’agio e non nella miseria, una volta stabilito che da buon cristiano si condivide ed elargisce?! Perché devo vivere mortificato quando il Signore mi vuole fiero della mia esistenza, perché devo relegarmi ad un ruolo di sudditanza quando il Buon Dio mi vuole prodigo di operatività sempre a patto che da buon cristiano io aiuti il prossimo?

Tutte queste domande mi hanno allontanato dalla Chiesa che non ho più frequentato, e pur rispettando la casa di Dio, ho imparato a dialogare con il mio Dio, senza dover mostrare agli altri, abitudine molto frequente nei paesi, dove la fede la si professa esibendo  frequentazioni assidue, genuflessioni plateali, perché tutti devono sapere quanto la “nostra famiglia” è credente, è fedele, a dispetto poi di comportamenti sociali molto discordanti con la pratica esibita.

Non facciamo di tutta un’erba un fascio, e lasciamo ad ognuno il proprio modo di manifestare la propria fede!

Sin da piccolissimo vi era un altro elemento che inconsapevolmente mi procurava disagio, malessere e talvolta chiudevo gli occhi per non vedere: il crocefisso con un Gesù, inchiodato, sanguinante e infinitamente sofferente, come se le colpe di quanto successo fossero le mie, e solo con le mie buone azioni avrei reso meno sofferente la morte di Cristo. Nulla di più cruento, istigare in un ragazzino sensi di colpa, anziché la conoscenza della storia, i fatti , senza dover far  sentire le colpe, come spesso fanno i preti,  gli insegnanti di religione, o almeno facevano ai miei tempi… decisi di non volere più vedere Crocefissi, anche se era un esercizio quasi inevitabile, poiché nei paesi cattolici, cristiani, è proprio il Gesù Crocifisso, con la sua corona di spine, e sangue a volontà sparso sul corpo ad essere l’icona di un Cristianesimo che per se si basa su tutt’altri fatti: i fatti sono avvenuti, ma non possiamo espiarli noi, io voglio essere un buon Cristiano senza dovere  portare la croce… feci molta fatica  a vedere il film di Mel Gibson  “Passion”, e francamente furono  più i momenti che tenevo gli occhi chiusi per non vedere quella fiumana di sangue, che seppure  raccontava di un fatto vero, lo trovai più un film dell’orrore anzichè un insegnamento dei fatti e tantomeno un tentativo di voler avvicinare la gente alla fede. Insomma non mi piacque, e  non vidi più rappresentazioni di questa storia che mi turbava sin dall’Infanzia.

 

Poi un giorno di 30 anni fa, capitai a Rio de Janeiro, e tutto cambiò… mi imbattei nel più bel Cristo Redentore che abbia mai visto: vestito, elegante con le braccia aperte ad accogliere il mondo sul monte Corcovado, sorvegliando tutta la città. Da quel giorno, ogni mia visita a Rio, 3-4 volte all’anno non manca una volta che prenda il trenino elettrico, che parte dal quartiere Cosmo Veglho e sale ripidamente attraverso la foresta di Tijuca, e finalmente si arriva in cima, e lo spettacolo è unico la mondo: il Cristo che pareva immenso , si è grande , ma lo osservi con facilità, poi visiti le balconate che offrono una vista incantevole di tutta la città di Rio. Sono salito sicuramente  oltre 50 volte, con qualunque  condizione atmosferica, sole, nebbia,  pioggia, e ogni volta lo spettacolo muta con i colori delle luci, a volte sparisce avvolto nella nebbia, ma eccolo ricomparire, con dei fasci di sole che gli illuminano la testa ed un braccio, dall’altro lato penombra scura, è fantastico e per gratitudine ogni volta vado a trovare il mio Cristo Redentore, simbolo non solo per me, prima per tutti i Brasiliani e i turisti da tutto il mondo, di gioia, felicità di pace, di accoglienza… questo è il Cristo che amo, Redento, non sofferente, ma anzi dispensatore di emozioni, come mi sono sempre immaginato il mio Cristo!

Il Cristo Redentore, Cristo Redentor per i brasiliani, è una statua in stile Art Deco, tra l’altro lo stile da me preferito.  La statua trova collocazione sulla cima della montagna del Corcovado, alta circa 700 mt. a picco sulla città e sulla baia di Rio de Janeiro. La statua  è alta 38 metri, di cui 8 metri fanno parte del basamento.

La statua, fatta di calcestruzzo e pietra saponaria  e costruita fra il 1922 e il 1931,  è un simbolo della città e del Brasile  e rappresenta il Cristo Redentore dell’umanità. È stato inserito nel 2007 fra le sette  meraviglie del mondo moderno. Ai piedi della statua è posta una targa messa dalla comunità italiana nel 1974 (in occasione del centenario della nascita di Guglielmo Marconi) per commemorare l’accensione delle lampade della statua tramite un impulso radio da Roma da parte dello scienziato italiano il 12 ottobre 1931.  L’idea di costruire una statua in cima al monte Corcovado nacque intorno al 1859, quando il prete cattolico Pedro Maria Boss chiese alla principessa Isabella dei fondi per la costruzione di un grande monumento religioso. Quest’ultima non era molto d’accordo con questa idea, che fu completamente abbandonata nel 1889 quando il Brasile divenne una repubblica e ci fu la separazione tra Stato e Chiesa.

Una seconda proposta per la costruzione della statua fu lanciata dall’arcidiocesi di Rio de Janeiro nel 1921. Si organizzò un evento chiamato Settimana del Monumento per la raccolta dei fondi necessari alla sua costruzione, i quali giunsero in larghissima parte da cattolici brasiliani. Il progetto di questa costruzione doveva contenere una rappresentazione del simbolo cristiano della croce e il Cristo doveva avere nelle mani un globo ed essere situato su un basamento rappresentante il mondo. Invece fu scelto il progetto del Cristo con le braccia aperte, immagine della statua che sovrasta la città di Rio de Janeiro

Il monumento fu progettato dallo scultore francese Paul Landowski e come supervisore alla costruzione fu scelto l’ingegnere locale Heitor da Silva Costa. Un gruppo di tecnici studiò il progetto di Landowski e decise di sviluppare la struttura in calcestruzzo e pietra saponaria anziché in acciaio perché questo materiale è più adatto a strutture a forma di croce. Si decise, inoltre, di ricoprire lo strato esterno di un materiale al tempo stesso malleabile e resistente a condizioni climatiche estreme. Per il volto della statua chiamarono lo scultore romeno Gheorghe Leonida.

Il monumento fu inaugurato il 12 ottobre 1931 dal presidente Getúlio Vargas in una grande e sontuosa cerimonia. Molti sono gli sponsor che contribuirono alla realizzazione dell’opera, che ospita nel basamento una piccola cappella, ma quel che impressiona è il percorso di circa 30 metri con scalini che portano ad un belvedere mozzafiato, e qui le gomitate per un selfie si sprecano…

Nell’ottobre del 2009, in occasione del 78º anniversario della statua, l’arcivescovo di Rio de Janeiro Eusébio Oscar Scheid consacrò una cappella sotto la statua. Ho migliaia di foto del Cristo e della vista da quel monte Corcovado, ed è impossibile resistere, e seppure  la mia collezione di scatti è infinita, ogni volta scatto nuovamente, fermo le emozioni,  le luci, i gruppi turistici, e le opportunità che ogni volta vedo, matrimoni, bande musicali, set fotografici, personalità politiche, religiose, o dello spettacolo, gente di tutto il mondo, spesso con i costumi tradizionali dei loro paesi, come se andassero ad una funzione religiosa nel massimo rispetto che il Cristo merita.

Mio Adorato Cristo Redentore, ti sono grato per concedermi la grazia di tornare sempre a trovarti, e per la gioia che infondi. Grazie!!!!