giovedì, Febbraio 21Settimanale a cura di Valeria Sorli

Seoul, e l’aglio

Seoul, capitale della Corea del Sud, è un paese ospitale, la popolazione ha una innato spirito di simpatia, e apparentemente non sembrano soffrire le minacce dello zio cattivo del Nord, il leggendario Kim. Almeno questo è quello che si percepisce per le strade , anche se sappiamo che così non è, movimenti attivisti per i diritti umani sono sotto costanti torture, mentre il Punk Kim, se la ride e lancia missili.

Si arriva in Corea, e già nell’aeroporto si sente la presenza dell’ aglio, il prodotto più consumato in Corea, che masticano come chewing gum, passai la dogana con un signore il cui cognome è Rossi,  una signorina (con l’immancabile profumo di aglio) ci ispeziona i passaporti, ride, e dice  “Maltini e Lossi?”, “si, Martini e Rossi!”, e ridendo con rara simpatia soprattutto da parte delle guardie doganali, fa la spiritosa, e ci dice “Qualche dlink da dichialale?”,.. ma tu guarda questa, che senso dell’umorismo! Prendiamo un Taxi e l’odore di aglio era tutto compresso nell’auto, e appena si volta il conducente per chiederci l’indirizzo di destinazione, dalla sua bocca escono fiammate di aglio. Mi copro naso e bocca, inutilmente, perché questo parla senza freni, alitando sempre più, e finalmente arriviamo al Lotte Hotel, il miglior albergo di Seoul… nella lobby l’odore di aglio persiste, e avvicinatici al check-in la receptionist, sfodera il peggio di se, alla consegna dei passaporti, che ormai anche loro olezzavano di aglio. Ok, abbiamo capito, l’aglio è l’alimento nazionale preferito e tutto, ma proprio tutto sa di aglio. In cucina ha un suo perché, ma per strada, sulle persone, nelle hall di hotel 5 stelle, boutique etc., ci pare esagerato. Incontriamo Mr. Park, (in Corea sono tutti Jim, Lee o Park) il nostro rappresentante locale, un uomo sulla 50ina, con un sorriso che gli vedremo stampato sempre, non era di circostanza ma abituale. Anche Mr. Park, che avevo incontrato più volte a Milano, ed aveva solo un retrogusto lontano di aglio, qui da il meglio di se, e odora come una sagra paesana sul famoso aglio,  una pianta coltivata bulbosa, assegnata tradizionalmente alla famiglia delle Liliaceae,  Il suo utilizzo primario è quello di condimento, ma è ugualmente usato a scopo terapeutico per le proprietà  attribuitegli dalla scienza e dalle tradizioni popolari. Ah!  Ecco spiegato il grande utilizzo di questo maleodorante elemento della natura.

A causa della sua coltivazione molto diffusa l’aglio viene considerato quasi ubiquitario, ma le sue origini sono asiatiche, (direi Coreane),velocemente diffusosi nel bacino mediterraneo, ma  già conosciuto nell’antico Egitto.

L’odore caratteristico dell’aglio è dovuto a numerosi composti organici di zolfo tra cui l’alliina ed i suoi derivati, come l’allicina ed il disolfuro di diallile.

Ecco, lo zolfo, causa dell’odore micidiale.   Lo usano soprattutto perché è considerato un toccasana per la circolazione, per le malattie vascolari, ed altre mille proprietà… ok, d’accordo, ma non lo sentite l’odore?

Mr . Park comunicava con un buon inglese con noi, ma nei suoi viaggi aveva imparato una sola frase, che non mancava di ripetere ad ogni occasione, (tantissime) quando incontrava una bella ragazza diceva “Che gnocca  spaziale!”, suscitando l’ilarità di chiunque comprendesse il significato. Ecco,  con poco abbiamo già descritto la simpatia dei Coreani. Ottimi business man, con un mercato sempre in espansione, nonostante tutte le aree intorno soffrissero di qualche prima lieve, poi media, infine grave  depressioni. La Corea, aveva una clientela locale abbastanza numerosa, ma contava soprattutto sul turismo nipponico che a differenza loro, offriva lo stesso prodotto a prezzi notevolmente vantaggiosi, non perché i Coreani svendessero i prodotti, ma per l’alto tenore di vita e prezzi in Giappone, e a tutt’oggi la situazione non è cambiata. Si, qualche ridimensionamento dovuto proprio alle minacce della Corea del Nord hanno lievemente inciso negli affari, ma non si scoraggiano e proseguono indifferenti negli acquisti. Ci accompagnò nella sterminata città a visitare almeno sei rivenditori, ed  ad un  certo punto il traffico si fa super caotico (chi dice che Napoli è caotica, non ha mai visto il Cairo, o qualunque città dell’India, e persino Atene, ma neppure Seoul!)) e decide che  avremmo raggiunto l’altra parte della città divisa dal fiume Han in metropolitana…. Aiuto, lo spettro dell’aglio qui si paleserà in ogni passeggero, e così fù… un interminabile viaggio, ma mi ero approvvigionato di mascherine antismog, che tanto lì vengono usate comunemente (ma non per l’aglio) e visitammo le  boutique, aglio ovunque e ritornammo in citta per conoscere meglio Seoul, e la sua cucina che se scarti l’aglio è davvero squisita, seppure orientale,  abbastanza diversa dalla Cinese e Giapponese. E quindi cominciò la visita al Namdaemun Market.
Ci si può perdere  all’interno di questo enorme labirinto di bancarelle, il più grande mercato della Corea, nel quale si trova veramente di tutto, dai negozietti che vendono ginseng coreano, quello rosso, una delle versioni più salutari della celebre pianta officinale, ad altre  dove trovare piattini, ciotole, vassoi in ottone e le tipiche bacchette d’acciaio coreane, fino alle decine e decine di stand dello street food. Alcune sezioni del mercato sono aperte tutta la notte. Posto indimenticabile soprattutto per l’atmosfera che ci si respira. Poi  il naviglio di Seoul  CHEONGGYECHEON STREAM, un piccolo fiume riscoperto e rinnovato nel 2003 che attraversa il cuore delle città. Seguendo il suo corso, dalla Cheonggye Plaza, famosa per la coloratissima Spring Tower, i giochi d’acqua delle fontane e le cascate illuminate sul fiume, si incontra il Banchado di Re Jeongjo, dipinto murale su ceramica dalle dimensioni eccezionali. Il tutto costeggiando alcuni fra i quartieri più trendy di Seoul, da Myeong-dong a Insa-dong fino a Dongdaemun.

Infine  la visita al Museo di Arte Contemporanea: La scena dell’arte nella città coreana è tutta un fermento di idee, nuove visioni e sperimentazioni. Per farsi un’idea della vitalità creativa basta una visita al MMCA Museo d’arte moderna e contemporanea di Gwancheon, poco fuori città, con le sue 6.500 opere esposte, tra cui The More the Better, una torre di quasi 20 metri e 1003 monitor che proiettano un flusso video psichedelico e ininterrotto. Da non perdere anche il giro dei murales, sparsi per la città: dal Mullae Art Village agli stretti vicoli di Hongdae.

 

Insomma, tra tradizione molto sentita, e molta modernità, Seoul è considerata la città del design, ed ha una grande attrattiva proprio per queste sue peculiarità. Naturalmente i templi buddisti, molto ben conservati e numerosi in tutta la città.

Tonati nell’hotel al sapore di aglio, rifaccio i bagagli, per tornare a casa, Italia!…. Mr. Park, con la sua tipica  gentilezza ci accompagna all’aeroporto, tenendo in mano due minacciose confezioni regalo, che suppongo siano per noi: infatti me le consegna, apro per cortesia, e nella prima trovo un bellissimo cofanetto portagioie in lacca intarsiata, utilizzato  nel mio guardaroba, e nell’altro pacco… scarto… 6 confezioni di aglio, per tutte le necessità, dalla cucina a quelle terapeutiche. Sono sigillate e incellofanate e così le conservo, perché quando racconto agli amici dei miei viaggi in Corea, dopo aver tanto “odorato” il racconto di aglio, gli mostro i regali, confezioni comprese, ormai scadute, ma che conservo in nome del loro affetto e senso dell’ospitalità.

Volo per  Milano e non sono bastate varie lavatrici, shampoo, docce, per togliermi di dosso quel “delizioso” profumo di quello che io uso in cucina, loro come deodorante, l’aglio, che non dimenticherò mai, e ogni volta che torno, oggi con Mr. Song (Park è andato in pensione con qualche “gnocca spaziale”), per la nuova line ALV- Andare Lontano Viaggiando by Alviero Martini, che per fortuna piace molto anche ai coreani,   ritrovo il delizioso aroma, ma ormai mi ci sono abituato.

Aglio a parte, Seoul, e la Corea del Sud sono attraenti, inaspettatamente moderni, cordiali, divertenti, e la città merita sicuramente una visita, purché muniti di mascherine, ma soprattutto di  tanta “tolleranza”, indovinate a cosa…   Bene inteso: il mio umorismo su questo elemento della cucina non ha nulla di offensivo nei confronto dei Coreani, sicuramente consci del loro elemento “pregiato” e molto spiritosi, e sicuramente non  ho  voluto intenzionalmente prenderli in giro, anzi. Hai visto mai che mi dovessi a chiedere scusa per aver osannato il loro stimato Aglio!?!?!