venerdì, Gennaio 18Settimanale a cura di Valeria Sorli

Picasso e la Mitologia

Faune, cheval et oiseau [Fauno, cavallo e uccello], 5 agosto 1936, gouache, penna e inchiostro di china su carta spessa per acquerello, Paris, Musée National Picasso © RMN-Grand Palais (Musée national Picasso-Paris) /Adrien Didierjean/ dist. Alinari

In questo caldo autunno, l’offerta culturale milanese è fiorente. Non c’è che l’imbarazzo della scelta per soddisfare le nostre velleità sia nell’arte contemporanea che in quella classica. La mostra più attesa dell’anno “Picasso. Metamorfosi” ospitata a Palazzo Reale fino al 17 febbraio 2019, con i biglietti riservati ai gruppi già esauriti in estate, indaga per la prima volta il rapporto versatile e fecondo che il genio spagnolo ha sviluppato nel corso della sua incredibile carriera, con il mito e l’antichità. Pablo Picasso, figura leggendaria, ha travalicato ogni confine stilistico e tecnico, dando un apporto significativo alla nascita del Cubismo, la cui scomposizione delle forme, ha aperto la strada all’astrattismo. La sua personalità carismatica e prevaricante, ha influito soprattutto sulla sua vita sentimentale turbolenta; infatti le donne che amava definire “dee o zerbini”, sono state la sua principale fonte di ispirazione.

L’esposizione presenta circa 200 opere – in raffronto con i pezzi archeologici che le hanno ispirate – provenienti da prestiti straordinari come, tra gli altri, il Musée National Picasso di Parigi, il Musée du Louvre di Parigi, i Musei Vaticani di Roma, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Centre Pompidou di Parigi, il Musée de l’Orangerie di Parigi.

Il progetto si arricchisce di un ulteriore approfondimento che Milano in passato ha dedicato al grande maestro. Prima fra tutte, la mostra di “Guernica” nella Sala delle Cariatidi nel 1953, per proseguire a distanza di quasi mezzo secolo, con un’ampia antologica nel settembre 2001, quattro giorni dopo gli attentati alle Twin Towers, organizzata con la collaborazione degli eredi dell’artista; infine la rassegna monografica del 2012, che documentava l’intensa produzione dell’artista.

Ma veniamo alla mostra in corso, promossa e prodotta da Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale e MondoMostreSkira e curata da Pascale Picard, direttrice dei Musei civici di Avignone.

La nitidezza dell’allestimento di Pierluigi Cerri, esalta la bellezza delle opere del grande artista accostate a quelle di arte antica con ceramiche, vasi, statue, rilievi, ecc., che lo hanno profondamente influenzato in un percorso suddiviso in 6 sezioni.

La mostra si apre con Il Bacio di Rodin e Paolo e Francesca di Ingres a confronto con le varie versioni de Il Bacio di Picasso che rappresenta la metafora dell’erotismo sino a giungere alla confusione dei corpi; è un lavoro autobiografico ed esasperato. Infatti, in quasi tutte le sale, riaffiorano miti e figure fantastiche, come centauri, fauni o minotauri le cui storie sono legate alla sfera sessuale.

Il percorso espositivo prosegue con la figura emblematica di Arianna, che il pittore incarna nelle numerose odalische addormentate – un rimando alla celebre Arianna addormentata del Vaticano – dove si intrecciano idilli amorosi, guerre e stupri. Del resto Picasso era un grande seduttore, ma la sua crudeltà fu tale da indurre molte sue compagne a soffrire di gravi depressioni o addirittura ad arrivare al suicidio.

Il suo virtuosismo si sviluppa sin dalla sua adolescenza in cui padroneggia perfettamente nel disegno, avendo assimilato le forme della scultura greca. Determinante sarà il suo viaggio in Italia, a Roma e Napoli, nel 1917 e il suo incontro con Olga Khokhlova, ballerina russo-ucraina, diventata la sua prima moglie e madre di Paulo, il loro primogenito.

Picasso visita frequentemente il Louvre, come testimoniano una delle sue compagne Fernande Olivier e il pittore-scrittore Ardengo Soffici, scoprendo i periodi arcaici e la pittura dei vasi greci, la cui estrema stilizzazione attira la sua attenzione.

La ceramica è la protagonista della quinta sezione. Il genio prolifico utilizza vari materiali riciclati di studio, frammenti di contenitori culinari e di piastrelle, per arrivare a esiti straordinari.

La Femme au jardin [La donna in giardino], primavera 1930, ferro saldato e dipinto di bianco, Paris, Musée National Picasso © RMN-Grand Palais (Musée national Picasso-Paris) /Adrien Didierjean/ Mathieu Rabeau/dist. Alinari

Infine, chiude la mostra la spettacolare scultura La donna in giardino (1932)

in ferro saldato, utilizzato come materiale di riciclo e volutamente dipinta di bianco come fosse un marmo. Picasso illustra nel 1931 le Metamorfosi di Ovidio, pubblicata da Albert Skira in una celebre edizione e che la casa editrice, in occasione della mostra, ha ristampato la copia anastatica. Il pensiero del famoso artista si riassume così: «Sarebbe interessante fissare in modo fotografico, non gli stati di un dipinto, ma le sue metamorfosi. Forse si scoprirebbe attraverso quale strada un cervello si incammina verso la concretizzazione del suo sogno».