lunedì, Marzo 25Settimanale a cura di Valeria Sorli

Museo del Mare di Tortona: Molinelli e le esplorazioni artiche

Avventura, azione, ignoto, esplorazione. E poi il ghiaccio.

Inizio giocando in casa la mia esperienza in “La Gente Che Piace”, presentandovi chi nel mio immaginario, ha sempre suscitato interesse e curiosità. Ammiraglio Achille Cavalli Molinelli vi dice nulla? Medico della zona del Tortonese in provincia di Alessandria. Amico e compagno di avventure di Luigi Amedeo di Savoia, duca degli Abruzzi, uno dei più particolari (e spettacolari) personaggi del nostro passato.

Un pomeriggio capito per caso Al Museo del Mare di Tortona, di per sé una stranezza dato che per raggiungere la distesa salata occorre percorrere almeno 60 km. Eppure qui fra tante curiosità, si nasconde una parte della conquista del Polo Nord. E non serve andare sino a Fermo, perché i parenti di Molinelli hanno accettato l’invito dell’associazione Marinai di ricreare un altro angolo in ricordo di una parte non secondaria della nostra storia mondiale che il dottore compì insieme a uno dei più noti esponenti della casa reale.

Bastano infatti poche decine di metri quadrati per raccontare una grande storia.

Quando Nobile e Amudsen non erano ancora divenuti i re delle zone polari, un medico di Sale entrò nella leggenda dell’esplorazione artica. Con il Duca, il generale Achille Cavalli Molinelli partecipò alla spedizione che fra il 1899 e il 1900 toccò il punto più a nord mai raggiunto dall’uomo. Con la nave Stella Polare e poi a piedi sulle slitte trainate da cani, gli uomini dei due illustri scienziati arrivarono a toccare l’86° 34′.

Durante la spedizione polare amputò personalmente in due riprese, la coppia di dita assiderate del Duca; lui stesso fu vittima, guidando una delle tre spedizioni d’esplorazione, del grande freddo e la sua falange sinistra assiderata giace (mummificata e forse un po’ macabra) fra la preziosa collezione di reperti.
Entrando nel museo sembra di rivivere l’atmosfera di una cabina d’inizio secolo scorso: gli arredi proiettano il visitatore come in una macchina del tempo nella semplicità di quel mondo, fatto di austerità ed essenzialismo, poiché comodità non fa mai rima con sapere e scienza. A -40 gradi le vesti non erano termiche come quelle a cui siamo abituati: se si posa un occhio sul vestiario dei due manichini, la pelle non potrà che accapponarvisi al solo pensiero che lana o strati di pelliccia possano isolare accuratamente un corpo alle lunghe esposizioni polari. Gli sci erano di legno e non era raro la visita di qualche orso affamato: la pelliccia di un esemplare ucciso in uno dei tanti giorni trascorsi la dove nessuno aveva ancora osato vivere, sono solo alcune delle sfaccettature in cui il dottore compì rilevamenti scientifici e medicazioni divenuti poi argomenti di un’immensa mole di trattati. E fra le vetrine, sono giunti sino a noi gli strumenti (alcuni rudimentali) insieme a flaconi di sali e medicinali. Il dottore guidò un gruppo esplorativo, ma dovette tornare indietro. Il suo apporto nelle settimane precedenti permise però a Umberto Cagni di toccare la latitudine più alta.
Fra vetro e tappi di sughero, ramponi di ferro e bisturi, le teche conservano una collezione pregiata di cui non è facile avere traccia; mentre l’occhio si posa su una copia della foto della Stella Polare imprigionata fra il ghiaccio poco prima di fare base invernale nella baia di Teplitz, 119 anni fa.

Bastano pochi centimetri d’orizzonte in più con gli occhi per compiere un balzo di sei anni, a latitudini e temperature opposte. Molinelli fa il giro del mondo sulla nave Liguria, poi nel 1906 ecco apparire il Ruwenzori (il re delle nuvole) montagna fra Congo e Uganda. Nel museo due pannelli ritraggono seppur in bianco e nero, la seconda spedizione più importante sempre col Duca degli Abruzzi fra la vegetazione lussureggiante alla conquista del terzo monte più alto del Continente Nero. Il suo compito fu di coordinare rilevamenti scientifici e medici armato di cappello bianco e degli stessi arco e faretra, adesso appesi a perenne ricordo del suo coraggio.

Certo c’è un solo giorno d’apertura per assaporare tanto ardimento (sabato 9-12 e 16-19, a meno che su facebook, pagina Museo del Mare di Tortona, non li si contatti per aperture straordinarie) ma sarà un regalo diverso per unire la gloriosa storia nazionale a quella locale.