mercoledì, Ottobre 23Settimanale a cura di Valeria Sorli

Alviero Martini: La regina dell’estate

 

Stiamo parlando della camicia da uomo,  per la verità regina tutto l’anno, se si pensa all’abbigliamento per l’inverno,  all’abbondanza dell’azzurro formale, alle millerighe, ai bianchi di tutte le tonalità, ai rosati, agi grigi, tutte rigorosamente abbinate a cravatte fantasia, o classiche che siano, ma è lei la protagonista del guardaroba maschile, la camicia per andare in ufficio, per presentarsi ad meeting, ad uno sportello, con gemelli magari, a volte sotto un gilet, o ad un pullover, ma sempre lei, con i sui colli bottondown, alla francese, a punta, stondati, ora di moda molto piccoli, e dunque la camicia è un elemento indispensabile per il look maschile; nessuno uomo po’ farne a meno, in qualunque stagione. Anche nello sport, quanti quadroni da boscaiolo si vedono in giro in autunno, in inverno, anzi tutto l’anno.

Ma è l’estate che la Regina sfoggia le sue migliori qualità, sia nei tessuti, con mussole di cotone mercerizzato, con lini, sete, misti cotoni e acrilici, fibre nuove, tutto è concesso, come i colli, alla coreana, misti a filati, mezze o lunghe maniche, e soprattutto via, si dà sfogo alle fantasie, infiniteeeee!!! Dai floreali micro, mini, medi e macro, a righe con colori azzardatissimi, e vogliamo parlare dell’infinità di motivi geometrici, dai pied de poule e losanghe, da trattini che sembrano usciti da un quaderno infantile, e poi i temi, vai, le barche, in tutte le salse, gli aerei, le macchine, le moto, i motori, gli animali, soli, in tutte le misure, o con i vari temi: animalier, pitoni, serpenti, coccodrilli,  e l’infinità di volatili piumati, dai pappagalli alle cocorite, dai grafismi di gabbiani, (questo soggetto è forse il primo in lista per la camicia estiva) a macabri corvi, ai disegni alla Escher, e chi più ne ha più ne metta Un merito speciale va al Sig. Gianni Versace che da anni impera con il suo stile barocco, proposto e riposto ogni stagione in mille varianti,  rubati ai foulard, piazzate e semplicemente con grandi volute dorate. L’origine di questo disegno si deve però a Ilian Rachov, da tempo disegnatore-couturier per la maison, e che appunto aveva dato vita al disegno barocco reinventandolo, e oggi stesso nelle sue collezioni si possono apprezzare nuovi sviluppi, nuovi sgargianti colori, sempre raffinati e soprattutto sempre attuali. Del tema camouflage ne abbiamo parlato la volta scorsa, e di recente ho visitato prima una camiceria, poi una stamperia, ora si fa tutto in digitale, pertanto si possono riprodurre senza limitazioni alcuna ogni qualsivoglia disegno. Ho visto meravigliosi lini, con effetto rugiada, pioggia, fino a temporali, lampi , così come delicatissimi soffioni, onde marine, prati fioriti, alberi in progressione, piazzati in micro disegni, o addirittura una enorme quercia solo sul retro camicia… insomma non ci sono davvero limiti ne di fantasia, ne di tecnica, tantomeno di creatività. Un tema a me molto caro oltre al mimetico, è il floreale. E anche qui ci si può sbizzarrire, da piccolissimi e delicatissimi, quasi infantili, fiori all over, a vere e proprie riproduzioni di qualsivoglia fiore: rose, tulipani, ninfee, girasoli, viole, peonie, gardenie, gelsomini, glicine, e tutto straordinariamente maschile… si potrebbe pensare che questi soggetti rendano il capo femminile, no, assolutamente no, la camiceria per donna è ancor più audace, ma noi parliamo dell’uomo, e della grande voglia di esplodere con i colori appena i primi raggi di sole consentono di appendere il capo spalla, la giacca o il giubbino che sia, e uscire, sfoggiando una nuova colorate, ed elegante camicia. Il business di questo articolo è molto elevato, le basi non sono particolarmente costose, e fi fatto anche un modello seppure elaborato, riesce a mantenere la soglia del prezzo adeguato alla vendita. La camicia, seppur non nel senso in cui noi ora la intendiamo, è molto antica. Una veste leggera, di lino o di bisso da portare rigorosamente sotto la tunica, era nota fino dai tempi della romanità  antica e aveva, al contrario di oggi,  come caratteristica il fatto di essere molto lunga e soprattutto nascosta..  Fino al 1500 la camicia era mostrata solo attraverso i tagli delle maniche della veste. Aveva diversi scopi: quello di essere indossata durante il bagno comune tra un uomo e una donna (non scordimaoci, che sino agli albori del Rinascimento , uomini e donne  si lavavano  assieme in una tinozza di legno); lo scopo era quello di separare il corpo nudo dagli indumenti di tessuto pesante per  formare una barriera contro epidermidi poco pulite; dono e pegno d’amore nel Medioevo e, dalla fine del Seicento quando fu ornata di pizzi, quello di essere uno status simbol che divideva l’aristocrazia dalla plebe, la quale a sua volta, spesso la indossava come unico abito. C’era poi talvolta la camicia da notte. In epoche molto più recenti la camicia poteva indicare l’appartenenza a un’idea politica: pensate alle camicie rosse dei garibaldini, o la lugubre nera dei fascisti e le brune dei nazisti.

La popolarità  della camicia andò crescendo nell’abbigliamento maschile proprio nel periodo barocco, quando arrivò l’invenzione  della cravatta, che all’inizio era una semplice striscia di lino bianco che girava attorno al collo e cadeva negligentemente sul torace. I polsi erano mezze maniche di lino terminanti in cascate di merletti. Fino al 1900 la camicia fu rigorosamente staccata dai polsini e dal colletto. Il collo della camicia vera e propria era corto e verticale, detta pistagna, ovvero ‘attuale coreana, quel tanto che bastava per cucirvi sopra i bottoni che fermavano il colletto. L’importanza del colletto derivava dal fatto che era rigido alto e inamidato e, con l’arrivo dell’abito borghese  del 1800, doveva essere rigorosamente bianco e racchiuso in una cravatta dal nodo impeccabile. Chi dettò questo stile? Lui, il dandy per eccellenza, Lui, Lord Brummell,  che riteneva la pulizia personale una distinzione del vero uomo raffinato. Insomma i dandy tutt’ora furoreggiano in ogni situazione, e ben venga l’esta che porta con se camicie coloratissime. Io ne faccio uso e abuso di ogni colore, di ogni disegno, di tutte le tinte unite che un pantone offre, evviva i colori uniti, doppio evviva   per le fantasie!!!!

Ovviamente non ignoriamo le polo in piquet, filo di scozia, o altri materiali, cosi’ come le t-shirt diventate protagoniste però più tra i giovani.. ma noi vogliamo celebrare LEI, LA REGINA PER ECCELLENZA,  LA  CAMICIA!

 

Una camicia industriale

Attorno al 1860 cominciarono a comparire le prime camicie colorate, all’inizio portate solo per gli abiti da giorno, mentre per quelli da sera il bianco restava di rigore. Lo sport, diffusosi dalla seconda metà del secolo, introdusse utili novità: il colletto floscio e attaccato, la camicia sportiva portata anche senza la giacca, in flanella, in jeans. Quest’ultima faceva parte all’inizio di una divisa da lavoro, ma venne poi adottata dai giovani come segno di contestazione. Durante gli anni venti fu molto di moda la cosiddetta camicia button down, col collo fermato da due bottoncini sul davanti, che ormai è diventata un classico della moda. Per evitare che le estremità del collo si arricciassero, soprattutto con la cravatta, si usavano le apposite stecche o Tendicollo.

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