giovedì, Ottobre 1Settimanale a cura di Valeria Sorli

Kabir Bedi: Rentreé italiana con il cuore

 

Era il 1896 quando un grande scrittore Emilio Salgari, scrisse il famoso romanzo d’avventura Sandokan, che in breve tempo fece il giro del mondo. Nel 1976 uno degli attori più apprezzati dal panorama cinematografico, interpretò magistralmente quel romanzo nel ruolo di Sandokan il pirata della Malesia. Erano gli anni 70 quando si sognava un futuro diverso e le persone si guardavano ancora negli occhi senza la tecnologia di tablet e cellulari; puntualmente ogni domenica sera alle 20,30 sulla RETE 1, andava in onda una miniserie divenuta un cult della Televisione italiana.

 

Con il trascorrere degli anni questa pellicola è rimasta un vero e proprio tormentone, per la sua inconfondibile sigla di chi con simpatia l’ha seguita, canticchiata e perdutamente amata; ma chi veramente ha fatto breccia nel cuore della gente è stato lui, il grande Kabir Bedi: attore protagonista di successo e conosciuto in tutto il mondo che a oggi, rimane sempre l’indiscusso pirata della Malesia dallo sguardo ammaliante. Il suo evidente talento vanta ben più di 60 film realizzati, con un percorso importante e ricco di numerosi successi Hollywoodiani, che con il tempo lo ha reso una vera star in Europa.

 

Un uomo di un fascino particolare visto anche la sua straordinaria bellezza indiana con quegli occhi così magnetici che trasmettono la magnificenza della sua terra nativa.  Noi de La Gente Che Piace, non potevamo esimerci nel conoscerlo da vicino e di essere contagiati dal suo magnetismo. Abbiamo voluto così, aprire con gli adolescenti di quegli anni, quella finestra dove la fantasia ci teneva per mano, perché ogni generazione nutre sempre un velo di nostalgia sia per la propria giovinezza, che per tutte le cose che la ricordano alle quali non si può restare di certo indifferenti.

Innanzitutto Le diamo il benvenuto in Italia quale testimonial di Care & Share, che si occupa di infanzia abbandonata in India, e sappiamo che Lei ha un forte legame con il nostro Paese, e che ha colto con molto gradimento l’invito a fare  per aiutare i bambini meno fortunati, e La ringraziamo, ma vorremmo sapere da Lei con quale spirito ha accettato la proposta, e quale messaggio si prefigge di far arrivare al folto pubblico  italiano?

 

Fin dai successi di Sandokan, ho sempre cercato di promuovere l’Italia in India e l’India in Italia. Quando Care&Share mi ha chiesto di diventare il loro testimonial, ero davvero entusiasta perché le loro attività sono animate da un sentimento profondamente umano. Care&Share, infatti, mira a garantire ai bambini più poveri dell’India l’accesso all’istruzione, seguendoli dall’asilo fino all’università. Grazie al loro supporto, ho visto i bambini più marginalizzati degli slum poter studiare in aule dignitose e pulite. So che gli italiani hanno una grande coscienza sociale e si preoccupano molto dell’India. Pertanto, ho deciso di aiutare Care&Share Italia più che posso e sono certo che gli italiani, con il loro grande cuore, faranno altrettanto.

 

Un grande attore con tanti successi alle spalle. Sandokan è stata una serie televisiva che ha avuto il più grande successo della storia europea. Che cosa ha rappresentato per te questo ruolo così importante e che ricordi hai?

Sandokan ha trasformato la mia vita. Mi ha fatto conoscere la cultura italiana e incontrare persone meravigliose. Non dimenticherò mai gli innumerevoli elogi ricevuti. Sandokan mi ha permesso di costruirmi una carriera importante, che mi ha portato a recitare in molte serie televisive e film popolari, tra i più recenti “Un medico in famiglia” con Lino Banfi e “The Broken Key” con Rutger Hauer, diretto dal geniale Louis Nero. Nel 2012 sono stato onorato di essere stato nominato Cavaliere della Repubblica Italiana per il mio lavoro. L’Italia mi ha dato più fama e riconoscimenti di qualsiasi altro paese, quindi sono molto grato a Sandokan.

 

Dopo tutti questi anni cosa ti senti di dire al maestro Sergio Sollima per averti scelto e affidato quel ruolo così importante?

Sono eternamente grato a Sergio per avermi dato il ruolo di Sandokan. È stato come un padre per me ed era il padre della serie TV. Sono state la sua originale sceneggiatura e la sua brillante direzione la ragione del successo di Sandokan. Lo sapevate che nel 1960 è stato realizzato un film su Sandokan, con Steve Reeves, ma è stato un flop totale? Sergio ha ispirato la fantastica musica di Guido e Maurizio De Angelis, la splendida scenografia di Nino Novarese, la bellissima fotografia di Marcello Masciocchi. È stato meravigliosamente supportato dal produttore Elio Scardamaglia, dal leggendario Gofredo Lombardo di Titanus e dalla RAI. Ma tutto è iniziato con Sergio Sollima. Mi trovò a Bombay, mi fece un provino a Roma e mi guidò in una performance straordinaria. Lo ringrazio per avermi dato enorme successo ed è meraviglioso vedere suo figlio, Stefano Sollima, continuare la sua tradizione di successo cinematografico con serie TV come “Gomorra”.

 

Quali emozioni provi, ancora oggi ad essere un attore amato da grandi e piccini?

Sono profondamente commosso nel sentire l’amore di tutti, dalle nonne ai nipotini. La tecnologia ha contribuito a mantenere vivo Sandokan nel cuore degli italiani. È trasmesso costantemente in televisione, è stato registrato su DVD, lo si trova ovunque su Internet. Sandokan è diventato un’icona culturale. Sono elettrizzato dal suo continuo successo.

 

Il salto della tigre è stato interpretato da te o da uno stuntman?

Sandokan saltò contro la tigre e vinse. Quell’illusione deve essere protetta. Il fatto è che nessun essere umano può saltare contro una tigre e sopravvivere. Il modo in cui è stato realizzato questo effetto cinematografico deve rimanere un segreto. Esiste Babbo Natale? A volte è meglio non distruggere le illusioni.

 

Che differenza c’è tra la recitazione indiana,  americana e  quella italiana?

Gli stili di recitazione non sono determinati dalla nazionalità, ma dai singoli attori. Sì, c’è una differenza tra gli stili cinematografici di Hollywood, di Bollywood e quello europeo. Hollywood impiega molto tempo per preparare un film, ma le riprese sono rapide. Bollywood, al contrario, richiede generalmente molto più tempo per le riprese. L’Europa, invece, è una via di mezzo tra le due.

 

Dopo il successo di Sandokan hai interpretato altri lavori importanti. Sappiamo che hai trascorso 10 anni a Hollywood.  Raccontaci

Sandokan mi ha reso un attore di fama internazionale con una carriera importante in tre continenti diversi. Mi ha portato a interpretare il cattivo nel film di James Bond “Octopussy”, al fianco di Roger Moore, e a recitare in più di una dozzina di serie televisive americane, come “Beautiful” (The Bold and the Beautiful), che è stata vista in 146 paesi diversi per più di un anno. Hollywood non è stata facile. A quei tempi, c’erano pochissimi ruoli per attori stranieri e per questo non sono riuscito a diventare una star importante, ma mi sono comunque dato molto da fare lì e ne vado orgoglioso.

 

Hai ancora qualche sogno nel cassetto che non hai realizzato?

Sì. Sto scrivendo un libro sulla storia della mia vita e mi auguro che diventi un libro di successo. Sto producendo anche una commedia a Bollywood, che vorrei fosse la più divertente di sempre, e un documentario sulla vita di mia madre Freda Bedi, che era una femminista britannica, combattente per la libertà indiana e una monaca buddista tibetana. Vorrei che vincesse ogni premio possibile. I sogni sono importanti. Ogni cosa creata da un essere umano è stata a suo tempo il sogno di qualcuno.

 

Grazie infinite e buon lavoro, per la tua carriera e per la nuova veste di benefattore per Care & Share

Grazie a voi. Care&Share Italia dovrebbe essere sostenuta da tutti coloro che desiderano garantire un futuro migliore ai bambini più poveri dell’India. È un’organizzazione gestita da persone con un’integrità impeccabile che lottano per una causa che tocca le corde più profonde del mio cuore.

 

 

 

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