martedì, Giugno 28Settimanale a cura di Valeria Sorli

Jane Campion- Il potere del cane

Dall’ultimo festival di Venezia arriva nelle sale italiane esuccessivamente sulla piattaforma Netflix “Il potere del cane”, che segna il ritorno al cinema di Jane Campion, la grande regista di “Lezioni di piano” e “Ritratto di signora” Torna con una storia a tinte forti ambientata nel mondo maschile del western, dove a farla da padrone sono i sentimenti rudi e primordiali che legano i protagonisti della vicenda.
Nel Montana degli anni Venti la vedova Rose (Kirsten Dunst), con a carico un figlio dai modi delicati e gentili, viene corteggiata da un ricco mandriano, George (Jesse Plemons), che poi la sposa e la porta con sè nel suo sontuoso ranch. Il suo arrivo suscita l’immediata antipatia del fratello di George, Phil (Benedict Cumberbatch), prepotente e violento, che vede minacciati gli equilibri famigliari e messi in discussione i suoi più nascosti sentimenti.

Su tutto domina la vallata, un paesaggio di straordinaria bellezza, ma inquietante e selvaggio, che carica di ansia la storia.
In un mondo tipicamente virile e chiuso, Jane Campion costruisce una storia che si sviluppa in un crescendo di tensione e scandaglia con la consueta abilità gli animi dei personaggi. Se la donna viene da un lato protetta dal fratello più buono e un po’ impacciato, è mortificata e vessata dal fratello violento, che prende di mira anche l’efebico figlio, del tutto fuori contesto in quell’ambiente.

Ma è soprattutto nel personaggio di Phil che si concentra l’attenzione della regista, mettendo a nudo progressivamente ciò che si cela dietro il carattere ruvido e maschilista.

Con un finale inaspettato che ribalta le apparenze.
“Il potere del cane” è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo del 1967 di Thomas Savage e ha vinto a Venezia il Leone d’argento – Premio speciale per la regia. Su tutti troneggia la figura di Phil, interpretato da un grande Benedict Cumberbatch, che dà corpo e anima a un personaggio sgradevole e complesso.                          Nel film si respirano echi freudiani, biblici (il titolo stesso è la citazione di un salmo) e del classico “La valle dell’Eden”, dominati da una costante tensione sessuale. Una pellicola da vedere e che merita di essere ammirata su grande schermo, che solo può restituire la vastità di certe riprese.

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