sabato, Settembre 19Settimanale a cura di Valeria Sorli

Alviero Martini: Un viaggio nelle Cascate di Iguazu

Se c’è un angolo della terra dove Dio ha posato la mano felice creando un paradiso raggiungibile è proprio quel triangolo di natura che confina con 3 frontiere: Brasile, Argentina e Paraguay: le Cascate di Iguazu.

Anni addietro ero sponsor di una manifestazione, poi diventata anche programma tv, ideata da Maurizio Rossi che è “Donna Avventura”. Sin dalla prima edizione (che racconterò in altri episodi)  decisi di essere lo sponsor poiché le mie donne avventurose ben combaciavano con il progetto. All’inizio ero l’unico sponsor che aveva creduto in questo progetto, di conseguenza dalle auto alle ragazze era tutto tappezzato con le mie carte geo, a volte eccessive, ma Maurizio era generoso e gli piaceva questa ridondanza di griffe.

Le ragazze partono per il sud America e attraversano vari stati con le loro auto, in spericolati sentieri, e in ben 5 edizioni avevamo accordato che le avrei raggiunte e tolto le tute sporche di olio, dismesso i panni delle pilote da fuoribordo, le avrei trasformate in una sera, durante un evento, in modelle con tanto di sfilata, capi che mi portavo appresso da Milano , accessori compresi.

Parto da Milano, atterro a Rio de Janeiro e con altro volo raggiungo Iguazu, 10 mila km circa, ma nulla ci spaventa e arrivo finalmente alle cascate. Grandi abbracci e festeggiamenti con le ragazze, provate dalle fatiche dei giorni precedenti ma non ho occhi che per la meravigliosa natura che offre uno sterminato paesaggio; le immense cascate che da un’altezza di almeno 100 metri e di una vastità incredibile, tonnellate di acqua si riversano sul fondo sottostante formando  laghi vari e poi fiumiciattoli. Visito le Cascate da sopra, poi scendo a valle e vederle da sotto è ancora più impressionante…

Scattiamo migliaia di foto, una giornata soleggiata ci favorisce  set naturali, e le ragazze in costume da bagno sguazzano ovunque, posano, si divertono e si godono quel giorno di “riposo”, secondo me stancandosi più del solito, ma l’atmosfera del luogo è magica e contamina chiunque abbia la possibilità di bearsi di quell’incantevole luogo. Si risale e si visitano i parchi circostanti, una natura incontaminata e di un verde che solo lì ho potuto ammirare. Ma all’incrocio tra i 3 stati è inevitabile che il desiderio di entrare in Argentina, o Paraguay ti prenda, e come ossessionati, ci addentriamo in Paraguay; superati controllo dei passaporti, la città di confine è una bidonville, molto pericolosa, dove ogni esercente anche di souvenir ha bene in vista la pistola sul banco…. Non proprio rassicurante… infatti ci sono bastati 10 km di perlustrazione per decidere di tornare indietro e sperimentare l’accesso in Argentina, molto diversa, dove la civiltà era conforme alle nostre abitudini. Tuttavia il nostro programma non è di soggiornare a Iguazu, bensì raggiungere Buenos Aires.

Arrivato al modesto aeroporto di Iguazu, vediamo una fila interminabile di persone, li da due giorni, che aspettano l’aereo… che non arriverà mai…. Ma noi dovremmo avere, come troupe televisiva e programma tv con tanto di permessi per ogni cosa, un passaggio privilegiato, e Maurizio si fa paladino di una cordata per vedere di ottenere informazioni positive a nostro riguardo. Nulla da fare… sono proprio gli aerei a mancare da due giorni, non tanto bizzarra, ma quasi consueta abitudine locale…. Un summit  fuori dall’aeroporto per decidere le sorti: le ragazze avrebbero, come da copione, proseguito in auto,  Maurizio aveva un auto stracarica di mezzi per il lavoro, da telecamere a generatori, da cassette di emergenza ad ogni bene ingombrante e a mala pena poteva sedersi lui e l’autista. Così la compagnia aerea propone l’unica soluzione alternativa per tutti i passeggeri: un pullman , reclamizzato come super confortevole , con poltrone per poter  dormire , soste ogni 100 km, snack forniti a bordo, latte caldo o caffè, insomma pareva una crociera alla quale era difficile (ma anche impossibile ) rinunciare… e dunque carico le mie valigie, 3 per la precisione nell’enorme bagagliaio di quel pullman dall’aria rassicurante; all’imbrunire ci salutiamo, le ragazze in fila indiana nelle loro auto, Maurizio sul suo jeeppone da combattimento ed io “in pullman!”. Appuntamento prossimo Rosario, città a metà strada tra Iguazu e Buenos Aire, 1.300 km, ai quali si aggiungevano poi gli oltre 600 km per raggiungere la casa Rosada. La mi espressione? Furiosa… ma che fare? È l’unica scelta  e dunque buon viso a cattivo gioco, del resto sono cose che capitano a chi viaggia!

Mi accomodo sul pullman, le poltrone neanche si reclinavano a dispetto della bontà reclamizzata, le soste ogni 100 km duravano mezz’ora prima che ognuno espletasse i propri bisogni e di tanto in tanto il Jeep stracarico del Patron si accostava al pullman, seguendo l’unica strada possibile e dal finestrino mi domandava a gesti “tutto ok?”. Vi risparmio le mie risposte, sempre a gesti.

Finalmente arriviamo all’alba a Rosario dove siamo ospiti di una finca, una bellissima tenuta di campagna con un mandria infinita e un esercito di fazenderos  intenti con i loro cavalli a guidare le gigantesche vacche al pascolo. Naturalmente mi viene offerto un purosangue per far parte folcloristicamente di quel gruppo di esperti gauchos. Salgo in sella, incosciente, non avevo mai cavalcato se non qualche asinello in Piemonte, e con i piedi do’ un comando sbagliato al mio nuovo amico che parte a galoppo per una direzione che non era quella prevista e da lì a 5 minuti mi sarei trovato capovolto in un cespuglio di rovi, naturalmente con un piede agganciato alla staffa di “Fuerte” (questa era il nome del mio nuovo amico) e finalmente arrivano in soccorso i veri cavalieri e ritorno alla finca a piedi, dove mi accomodo ad una tavola splendidamente addobbata nella miglior tradizione  delle Fincas argentine: Mi abbuffo sul buffet e crollo di sonno…. Si fa pomeriggio e compare quello che ormai odiavo, Maurizio e mi svela i nuovi programmi: questa sera a Rosario, in una casa di tango, si terrà la sfilata con le ragazze e dopo l’esibizione dei vari ballerini professionisti che si cimenteranno nella Milonga, nel tano e nelle infinite varianti di questo sensualissimo ballo.

E così fu, una meravigliosa serata, tanti applausi per le ragazze, per me e dopo la notte in night, una buona bettola ha raccolto le mie spoglie, con graffi vari dalla caduta a cavallo e il mattino seguente , il fatidico pullman, un altro evidentemente,  poiché quello super lussuoso aveva proseguito il suo cammino, ma ogni giorno  la linea era servita, sempre da pullman e così, in 7 ore raggiungemmo Bune Aires, e seguendo gli ordini del capo, particolarmente famelico, SI MANGIA, CARNE ALLA BRACE! TUTTO CIO’ CHE ODIO! Abbiamo girato almeno 5 churrascarie, dove i fumeo della carne bruciata sicuramente a contribuito a inquinare il buco dell’ozono, odore di carne bruciata ovunque. La mi missione era terminata e passati due giorni in solitaria pace, feci ritorno a Milano.

A Buenos Aires  tornai altre 4  volte , per situazioni diverse, ma questo lo racconterò in altri capitoli.

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