sabato, Settembre 19Settimanale a cura di Valeria Sorli

Alviero Martini: «Rispettiamo l’ambiente»

La fortuna di poter viaggiare come ho fatto per anni, e come continuo a fare, sia per lavoro che per piacere, mi porta ad osservare il mondo, e i comportamenti delle persone nel vari stati, e oggi, alla soglia di una catastrofe ambientale, ormai avanzata, mi fanno arrabbiare veramente tutti quelle riunioni dei grandi della terra, dove dal protocollo di Kyoto a mille altre iniziative per stoppare, per definitivamente smettere di inquinare, di prendere coscienza  che non c’è davvero più un secondo di tempo per garantire al pianeta la sua sopravvivenza, dicevo, mi indigno, mi vergogno, mi mortifico davanti a tanto inutile e finto impegno, con  perdite  colossali di tempo, energie e parole, parole, parole, buttate al vento,  dove ci si inventa che l’America vende quote di aria pulita alla Cina, (nulla di più vergognoso, questa presa per i fondelli inventata anni fa per “equilibrare” l’emissione dei gas tossici), e intanto scompaiono foreste, l’ultima scoperta è quella dell’isola di Papua, dove grandi multinazionali comeNestlè, , Mars, Unilever, Pepsico, etc, hanno bruciato un’area grande quanto Parigi per ricavare olio di Palma, utile a sfornare prodotti che noi, ignari, o semplicemente superficialmente, contribuiamo a sostenere il loro perverso progetto, comprando i loro prodotti. E i mari, ormai, discariche di plastica, dove la flora marina ha i giorni contati, dove gli orsi polari sono in estinzione per via del surriscaldamento della terra…. Che vergogna! Sono nato in campagna negli anni ’50 e a  quei tempi la parola stessa “ambiente”, significava soltanto un locale nel quale si abitava, poi man mano che ho preso coscienza, ho viaggiato e visto, ho letto e mi sono informato, senza la presunzione di chiamarmi oggi “ambientalista”, ho decisamente modificato le mie abitudini, interrotto bruscamente acquisti poco etici, e lodando chi anche con un piccolo gesto contribuisce a preservare, o almeno a prolungare la vita, rispettando quelle regole che avremmo dovuto introdurre 200 anni fa, in previsione dell’era della plastica e dei danni che avrebbe prodotto. Invece no, addirittura Mr. Trump, nel 2018, è ancora indeciso sulle quote di inquinamento e forse voterà a sfavore!… Non è credibile!

La mia esperienza personale comincia tanti anni fa quando fu introdotta la legge antifumo, tuttavia ancora oggi una grande parte di fumatori butta il mozzicone per terra, se non nei boschi con le inevitabili conseguenze. Presi così’ a cuore questo ed altri problemi che divenni il rompiscatole per eccellenza, sottolineando anche a sconosciuti per strada il loro gesto, spesso ricevendo un insulto oltre a “ma fatti i fatti tuoi”… infatti sono anche fatti miei. Poi la differenziata, che ancora è da perfezionare a Milano, figuriamoci al sud, senza la volontà di quella coscienza civile che non solo è obbligatoria, ma dovrebbe far parte di una etica che la nostra coscienza ci suggerisce. Peccatori lo siamo tutti, io compreso, ma almeno vivo con la più intensa attenzione al problema Inquinamento. Da trent’anni vado nei paesi dell’Estremo Oriente e a parte l’isola felice di Singapore dove vigono leggi severissime, dalla Korea ala Giappone, per non parlare della Cina, dove l’aria è irrespirabile, la nebbia non è un fenomeno felliniano, ma gas tossici emessi dagli scarichi dei motori, dalle aziende, e i cittadini, credendosi eticamente corretti, girano per le città muniti di mascherine sulla bocca, un segnale di lutto, ma gli stessi comprano prodotti inquinanti, producono altrettanti merci altamente tossiche e navigano tra folle di milioni di persone, con una innocua, quanto inutile mascherina. In India poi fui letteralmente scioccato, paese che consideravo altamente spirituale, e che con gli insegna-menti diGhandi pensavo che qualcosa lo avessero appreso… mai ho visto scempi cosi atroci,  dal traffico di miliardi di mezzi inquinanti, a intere aree di lavanderie degli hotel di lusso, dove ti viene riconsegnata la tua camicia piegata e profumata, ma quelle infinite distese di acqua lercia, con migliaia di persone a pieni nudi a sbattere su una pietra i nostri indumenti, in liquidi che se solo vedessimo con i nostri occhi, pur di non farci lavare i panni sporchi, potremmo proseguire il viaggio con un semplice lavaggio al nostro lavandino. Ma parliamo del mare! Un giorno ero a Fort Cochin, nel Kerala, e un astuto driver ci consigliò uno tra i migliori ristoranti della città, 3 del pomeriggio, un buon piatto di pesce ci stava… ci sediamo e già il cartello indicava che l’attesa era la virtù dei Clienti, quindi pazientare…pazientiamo, ma quando ho visto uscire dalle cucine quattro energumeni con un telo nero di ameno 4 metri quadrati, ognuno stringendo il suo angolo, zeppo di  lattine di olio, bottiglie di plastica, un’infinità di elementi plastici, rottami, cibo avanzato, e ogni altra sorta di spazzatura, non credetti ai miei occhi quando li vidi avvicinarsi al parapetto soprastante il mare e con la più naive delle intenzioni, rovesciare tutte quelle centinaia di chilogrammi ti rifiuti….IN MARE!. La mia furia fu tale che mi alzai e con estrema durezza chiesi se fossero coscienti di cosa stessero  facendo… sbraitavo, ma il mio inglese era per loro incomprensibile e con una alzata di spalle si allontanarono, così come feci io con i miei amici, disgustati, e depressi, e soprattutto impotenti!. La stessa cosa la rividi a Goa, dove un giorno decidemmo per una gita in mare (oceano), e quell’ora di viaggio tra bottiglie di plastica, e bidoni do olio, e immaginate tutto il peggio che si può gettare in acqua, volevo tornare indietro, ma ormai ero prigioniero e il previsto sbarco su una spiaggia considerata Immacolata, fu al contrario la riprova che tutta quella spazzatura era disposta come in un campo minato proprio tra un bagnante e un altro. Inutile dire che non solo non mi svestii, ma stetti in piedi mezza giornata in attesa del ritorno, demoralizzato e ancora una volta nello sconforto dell’impotenza. Poi visitai molti paesi del Sud America, e ritrovai la stessa situazione anche se mitigata da una buona  organizzazione nella raccolta del rifiuti… Rio de Janeiro per esempio, consiglierei al Sindaco Raggi una visita, per vedere l’efficienza del recupero rifiuti (anche se non ancora differenziati), ma ogni mercato rionale, ogni strada, ogni singolo anfratto della città è presidiato da camion per la raccolta e alle 5 del pomeriggio, a mercato finito, bastano trenta minuti e una ventina di persone, e tutto sparisce, dalle cassette della frutta, agli scarti organici, animali, e un lavaggio del suolo garantisce a tutti i cittadini l’igiene per la quale pagano le tasse. Gli autobus sono innumerevoli rispetto a Roma, tutti funzionanti, mai visto un mezzo incendiato. E poi ci sono i paesi dell’Europa occidentale, maestri di cultura civica, avanguardisti in ogni settore ambientale. Complimenti… dunque gli esempi li abbiamo, ma che fatica applicare semplici regole a favore della comunità, del mondo intero.

A mia volta, faccio un mea culpa, perché ho già in mente il vostro pronto quanto appropriato monito: e tu che fai borse in pelle, o addirittura in pvc? Come la mettiamo? È vero! Le pelli però sono scarti alimentari, mai si uccide un animale per confezionare una borsa (non produco prodotti in pelli pregiate, come alligatore o serpente, se non stampato) e dunque l’utilizzo delle pelli, che comunque sto riducendo a favore di ecopelli, ma anche qui si entra nei prodotti chimici, derivati dal petrolio. Il pvc poi è addirittura fuori legge da molti anni, ma finché una notissima griffe francese ne produce a tonnellate, con la compiacenza di ogni governo che permette questo, non sarò certo io a stoppare il procedimento. Ho immesso sul mercato un materiale alternativo, il PU, poliuretano, che ha superato ben 10 esami tossicologici dalla commissione europea, addirittura ci si può appoggiare sopra un alimento senza che questo venga inquinato…ha avuto un bassissimo riscontro di pubblico, perché quel pvc ha una maggiore brillantezza… tuttavia continuo a proporre il PU. Non sono un Don Chisciotte contro i Mulini a vento, ma faccio del mio meglio per contribuire a salvaguardare il nostro pianeta e consegnarlo alle prossime generazioni, senza sentirmi colpevole di totale assenza di etica, morale e coscienza. Ci indigniamo per molte cose, per la corruzione, per i mancati posti di lavoro, per il degrado morale della società, per l’invasione di migliaia di profughi, e per l’ambiente? Che facciamo? Facciamo intanto un bell’esame di coscienza, e facciamolo seguire a qualche gesto tangibile che cambi le nostre abitudini per rispetto ad un mondo migliore…. Facciamolo!

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