giovedì, Ottobre 17Settimanale a cura di Valeria Sorli

Alviero Martini: Camouflage o mimetico

Il termine Camouflage deriva dell’inglese. Si tratta di un verbo “to camouflage”, che significa camuffare, nascondere, mimetizzare. E viene esteso anche a mascherare. In origine il camouflage, o camuffamento, veniva utilizzato dai soldati per mimetizzarsi con il paesaggio, in modo da non essere notati. Appurato che la provenienza è di origine militare, questo tessuto a macchie, è talmente noto, talmente nell’immaginario collettivo che i suoi connotati bellici sono ampiamente dimenticati, e oggi se ne fa un uso “casual”, in tutti i settori. Pur restando il tessuto divisa dei soldati, purtroppo spesso in guerra, la moda tuttavia se ne è appropriato e da anni si vedono collezioni e interpretazioni di ogni tipo. Non vi nascondo che il disegno in se mi affascina molto, pur non avendo il mito delle divise, ed io stesso ne ho fatto ampio uso, sia nel colore originale, ovvero il verde militare, ma anche con varianti di colore sul blu, grigi, sabbia, e addirittura sovrapposto a stampe personalizzate. In ogni stagione, ogni anno, che sia la primavera-estate o l’autunno-inverno, le passerelle di moda maschile, ma anche femminile, ripropongono il tema camouflage, un evergreen intramontabile. Si sono visti completi da viaggio, pantaloni, camicie, sahariane, cappotti, parka, una infinità di cappelli, borse, pellicce sintetiche, a volte addirittura pelo vero tinto mimetico, e poi il disegno ha superato ogni barriera e anche il design ha “rubato” le macchie per adornare mobili, sedie, divani, finanche auto. Come dicevo poco fa, il camouflage è diventato uno stile, “rubato” all’esercito che divenne molto di moda negli anni Sessanta, e poi di nuovo negli anni Ottanta. Come ben sappiamo molto spesso la moda è ciclica e ci ripresenta stili simili a distanza di tempo. Io personalmente ho constatato che in realtà questo stile si ripresenta ogni anno sotto “mentite spoglie” per cui a volte non lo riconosciamo, ma comunque c’è.. Anche se uno stile viene riproposto cambia la sua visione, viene alterato, modificato, ricolorato, modernizzato a seconda delle tendenze del periodo.

Il mio guardaroba è zeppo di accessori, o miei o di altri stilisti, rigorosamente camouflage. Ho almeno 6 paia di scarpe, dagli anfibi alla sneakers, dall’infradito alla scarpa elegante, infinite varianti di pochette o foulard, sciarpe, per non parlare di cappelli: ogni forma, dal borsalino alla coppola, dalla cuffia in lana al cappello da safari. Camicie a volontà, e poi giacche in cotone, lana, nylon, neoprene, e una vasta gamma di pantaloni, dai combact tipici con tasconi laterali, a bermuda, costumi da bagno, cinture, bretelle, occhiali etc.  Anni fa, a Londra nei pressi del Covent Garden, a due passi da Seven Dials, la piazzetta più romantica della città inglese, da dove partono sette viuzze ed ognuna ha negozi di ogni tipo, dalla moda alla calzature, antiquariato, librerie, e   scoprii un negozio nuovo di zecca, esclusivamente CAMOUFLAGE, e tutti gli articoli erano categoricamente MODA…. Feci incetta di parecchi capi, che conservo tutt’ora, mentre il negozio non resistette alla Clientela poco incline al mimetico, e nel giro di due anni chiuse i battenti con mio sommo dispiacere. Non ho mai amato i mascheramenti, i carnevali mi fanno venire la pelle d’oca, ma questo motivo, se dosato con dovuta parsimonia, è un divertimento che mi concedo spesso. Ammetto, a volte esagero, ed esco come se andassi ad una parata militare, ma il mio percorso mi porta magari ad una cena da amici, non certo ad un concerto alla Scala, o ad una classica cerimonia.

Il termine camouflage viene utilizzato anche in altri settori, sempre collegati alla persona, visto che ci occupiamo di moda, bellezza e benessere. Per esempio c’è il camouflage capelli, utilizzato spesso quando si hanno problemi di caduta, ma anche il camouflage vitiligine , pensato specificatamente per chi soffre di questa patologia. C’è anche la camouflage nails, una vera arte minuziosa, anzi oggi è di grande tendenza adornarsi le unghie con disegni incredibili, e si vedono anche unghie mimetiche.

Aldilà dello stile camouflage, questo vocabolo può diventare anche una tecnica per nascondere i difetti fisici oppure i tatuaggi, è una sorta di escamotage per nascondere qualche imperfezione.  Indubbiamente le tecniche del camouflage possono venirci incontro in mille modi diversi. Ora che abbiamo esplorato lo stile camoufage e le varie tecniche un po’ in generale, e quanto basta per fornire una panoramica un po’ generale dell’argomento, abbiamo capito che ci possiamo addentrare in ogni specifico ambito e settore per capirlo meglio e vedere anche come utilizzare al meglio stile e tecniche, sia per la moda, moda, bellezza e benessere, e torno a ripetere il design.

Un ampio spazio lo trova anche l’abbigliamento per piccoli animali: quanti cappottini, collari, e altri accessori si vedono nei negozi specializzati del settore, …. Tanti. Anche l’arte ne ha fatto uso: stemperarsi in altro da sè fino a scomparire, diventare parte di altro, mimetizzarsi. Non solo in natura o in guerra: il mimetico o, detto più trendy, il camouflage ormai ci appartiene, non solo nella moda, ma  ne hanno fatto uso illustri artisti come : Saâdane Afif, avaf, Pierre Bismuth, Alighiero Boetti, Henri Chopin, Daniel Gustav Cramer, Matthew Darbyshire, Loredana Di Lillo, Flavio Favelli, Lucio Fontana, Ryan Gander, Jan Peter Hammer, Keith Haring, Armin Linke, Alek O., Giuseppe Penone, Salvatore Scarpitta, Collier Schorr, Sue Williams, Richard Woods e naturalmente il re del pop Andy Wharol.

Negli anni settanta, i movimenti contestatori, in ogni angolo del mondo  usavano il motivo camouflage, se ben ricordare ricamuffandolo con scritte, pin, adesivi, feltrini, il più noto “Peace and Love”.

Dunque non fate la guerra ma fate l’amore, anche se mimetizzati!!!!

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