martedì, Agosto 20Settimanale a cura di Valeria Sorli

Unicorni, Draghi e Sirene

Unicorni, sirene e altre creature fantastiche sono diventati, negli ultimi anni, un elemento di marketing che ancora oggi trova entusiastico riscontro presso sognatori di tutte le età. Sarà la fuga da una realtà difficile da sostenere, in un clima politico che, dagli Stati Uniti, promuove il contrario di ciò che il buonsenso detterebbe, infondendo uno stato di ansia latente anche a chi non legge le notizie del giorno, o forse la palette di colori zuccherini piace non solo alle teenagers, fans di Hello Kitty, ma aiuta anche gli adulti a vedere la vita più rosa.

Niente di più attuale, dato che tutti gli anni a giugno ha luogo, a New York, la Mermaid Parade, una sfilata di costumi fantasiosi, come solo i newyorkesi sanno fare, ideata, in origine, come giorno di apertura della stagione estiva, per dare a tutti l’opportunità di trasformarsi in opere d’arte, più o meno svestite. Non per fare paragoni, ma la sequela di bizzarre creature marine ricoperte in lustrini e glitter, i marinaretti e, ovviamente, le sirene, che procedono lungo il percorso di Surf Avenue a Coney Island destinato allo spettacolo, ballando e coinvolgendo tutta la folla presente, fa impallidire perfino la Gay Pride Parade, nella quale certo non mancano creatività e sfarzo. Sarà il desiderio di avere una pinna luccicante per un giorno.

Starbucks non ha tardato a “saltare su questo carro”, come si dice in inglese nell’espressione “jump on the bandwagon” che oltre al significato letterale, in questo caso molto appropriato nella sua specificità, anche figurativamente mette in luce l’adattamento di ciò che diventa fruibile nel quotidiano alle tendenze che aleggiano nella cultura popolare e vengono diffuse dai social media. La bevanda dai colori accesi, al sapore dolce di frutta, Unicorn Frappuccino, è stata disponibile solo per un periodo limitato, ma in città non mancano le alternative per immergersi in una realtà onirica.

Il SeaGlass Carousel a Battery Park, offre l’opportunità di vivere una mitica avventura acquatica in un fondo marino costituito da suoni e immagini. In questa giostra non ci sono sirene e tritoni, ma enormi pesci iridescenti che fluttuano, al posto dei soliti cavallini, in un’atmosfera surreale degna delle migliori fantasie bioluminescenti.

In linea di massima, è comunque raro, di questi tempi, trovarsi molto lontano da frullati, bagels, torte, donuts o gelati con sfumature rosa e azzurre. Taiyaki NYC ne ha una sua versione, con il cono di cialda calda a forma di pesce, onnipresente sui social media, insieme a un frullato corredato di ciambella gonfiabile raffigurante un unicorno bianco, così come New Territories NY ha lanciato il suo Unicorn Parade milkshake, fatto di gelato alla vaniglia, in un boccale da birra Mason Jar in dotazione, da portare a casa.

Il fenomeno del momento, attualmente trending su instagram, è il Mermaid Toast, che ha inaspettatamente preso vita propria, all’insaputa della creatrice, la food stylist e fotografa Adeline Waugh, che aveva semplicemente proposto una ricetta dall’aspetto attraente con ingredienti naturali, per far capire che il cibo sano non deve essere necessariamente noioso. Il toast Sirena è semplicemente fatto con cream cheese, con una strisciata di spirulina che, a contatto, diventa blu. Le foglie d’oro sono state aggiunte in seguito, in alcune foto, solo per effetto ottico, ma l’onda blu ha incontrato l’approvazione di schiere di fans, esaltati da questa idea geniale.

La fantasia si è insinuata anche in ambito scientifico, e dato che a New York tutto fa tendenza, l’American Museum of Natural History ha organizzato, da febbraio a giugno, la mostra itinerante “Mythic Creatures: Dragons, Unicorns & Mermaids”, Mitiche Creature: Draghi, Unicorni e Sirene, che illustra le storie di queste creature mitologiche e di come siano spesso ispirate ad animali e fossili realmente esistenti. Tra i vari argomenti vengono anche illustrate interpretazioni errate, in tempi passati, di alcune specie animali: si credeva, ad esempio, che l’appuntita zanna conica del narvalo, un gigantesco cetaceo che vive nei ghiacciai del mare Artico, derivasse dall’unicorno, fossili di dinosauro venivano scambiati per resti di grifone e calamari giganti diventavano mostri marini nei racconti dei marinai, trasformandosi in creature leggendarie.

Non ci addentriamo nel fenomeno “A Game of Thrones”, Il trono di Spade, lasciamo la “madre dei draghi” la regina Daenerys Targaryen, in compagnia di tutte le madri del mondo che fin dall’inizio della serie TV, hanno iniziato a spiegare ai loro amici su instagram, che i loro figli erano, appunto ‘draghi’ IRL, in real life, dotati di magici poteri solo per il fatto di esistere. Beate le nuove generazioni che, invece di sentirsi dire: “Hai preso trenta e lode ora vai a studiare per il prossimo esame”, crescono con la convinzione di poter sciabolare teste a destra e a manca.

Gli unicorni potranno non essere veri per molti, ma lo sono per Kit, la protagonista del film “Unicorn Store”, una commedia, diretta e interpretata da Brie Larson. Anche per chi di unicorni non è un grande ammiratore, e inizialmente del film apprezza più la fotografia del tema in sé, la storia di questa ragazza, che attraverso un misterioso invito a suo nome arriva a realizzare i sogni di una vita, ha dei risvolti inaspettatamente interessanti, che superano le aspettative, soprattutto nel finale.

In generale, sembra che il fascino esercitato da queste creature mitologiche sia dovuto all’evocazione di nostalgia e magia. Per alcuni tutto questo rosa e azzurro è stomachevole e di unicorni non ne vorrebbe più sentire parlare, per altri impersonare draghi imbattibili è un modo per acquistare autostima. Che ognuno cavalchi la sua onda. Per usare le parole della regina Daenerys, nata dalla Tempesta e figlia del Drago: “libertà significa anche fare le proprie scelte”.

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