martedì, Aprile 23Settimanale a cura di Valeria Sorli

Suspiria

Regia: Luca Guadagnino

Anno: 2018

In una grigia e piovosa Berlino, anno 1977, una giovane ballerina americana, Susie (Dakota Johnson), entra in una prestigiosa scuola di ballo, gestita da un gruppo di misteriose donne, tra cui spicca l’algida coreografa Madame Blanc (Tilda Swinton). La scuola, microcosmo femminile denso di tensioni latenti e di silenziosi sguardi, è separata dall’esterno della città da un metaforico muro, mentre Berlino è attraversata dalle tensioni politiche seminate dalla R.A.F.

Giorno dopo giorno il rapporto professionale e umano tra la talentuosa Susie e Madame Blanc si fa sempre più stretto, ma eventi misteriosi, sparizioni e morti si susseguono nella scuola e rendono il clima denso di funesti presagi. La rappresentazione di un balletto, che ha il sapore di una danza macabra, aprirà le porte ad un sabbat finale grondante sangue e rivelerà la vera natura della scuola, che alcune allieve avevano già intuito: un covo di streghe intente a stabilire la nomina di una nuova Madre.

Guadagnino rilegge l’omonimo film di Dario Argento e dà un tocco personale ed estetizzante al mito delle Tre Madri, sottraendo la paura e la tensione tipiche dell’horror e aggiungendo una sottile inquietudine che tiene lo spettatore su di un raffinato filo di curiosità più che di suspense e che allude alla paura senza farcela veramente provare.

Il film, lungo ben oltre due ore, regge fino ad un certo punto, poi avvicinandosi al finale sembra perdere il suo equilibrio sia a livello estetico che narrativo. La contestualizzazione storica in una Berlino ancora divisa è efficace, così come l’elegante patina con cui il film rilegge l’horror, ma la ricerca di novità rispetto all’originale s’incaglia in una storia di Shoah che procede parallela e poi si intreccia con le vicende macabre della scuola, cercando la commozione in un contesto che andava in altra direzione. E il tutto, alla fine, sembra un po’ messo assieme e perde la compattezza iniziale, tra citazioni psicanalitiche, Jung, Fassbinder e citazioni iconografiche da Aronofsky (Il cigno nero, Madre!) e serie tv americane (American Horror Story).