venerdì, Dicembre 13Settimanale a cura di Valeria Sorli

Sandro Pareschi: da Prete a Drag Queen

Artisti si nasce e si rimane artisti nell’anima sempre e ovunque. Per molti è come dipingere un cielo con i colori più belli e il saper regalare le emozioni più profonde, quelle che ti arrivano dritte al cuore.  Questa è una bella storia che va raccontata. Sandro Pareschi in arte Alex the King of the night, soprannome d’arte conferitogli da Gigi Rosa, il grande attore, doppiatore, dialoghista e direttore del doppiaggio italiano.

Una lunga gavetta quella di Sandro, che lo ha portato a conquistarsi tante riconoscenze e un pubblico affiatatissimo che lo segue nei suoi spettacoli di musica e trasformismo. Un’icona della musica anni 70/80 dove si ballava la dance il sabato nelle balere e i lenti stretti, stretti, fino ad arrivare alle hit più acclamate. Un ragazzo che si è costruito un personaggio molto affascinante e con quel suo fare travolgente, intrattiene coinvolgendo per ore con le sue performance il pubblico che da sempre lo segue.

Oscar Wilde sosteneva che Il vero artista è uno che crede profondamente in sé stesso, perché è profondamente sé stesso.

Sei un’artista a tutto tondo, dove nasce la tua passione?

La mia passione per la musica nasce intorno all’età di 5 anni, dove la scoperta dei 45 giri degli artisti dell’epoca e del famoso mangiadischi arancione Penny mi affascinava. Ascoltavo per ore e ore, i pochi dischi di mia madre mentre di nascosto, salivo sul tavolo della cucinae con un cucchiaio di legno che simboleggiava un microfono, imitavo i cantanti visti in tv, nei caroselli nel programma Canzonissima.

Cosa rifaresti del tuo passato e cosa vorresti cancellare?

Sicuramente rifarei tutto! Concorsi canori in giro per l’Italia, serate sui carri, nelle piazze, nei bar di paese e le messe musicali come prima voce bianca nel Duomo di Pavia. Questo mio percorso è servito a formarmi e farmi crescere, prima come cantante e interprete, poi come musicista, ed infine ad affinare la mia arte come cantautore e autore delle mie musiche e dei miei testi. Infine cancellerei tutti i momenti di solitudine, di sconforto, di rabbia e di incomprensioni pagate care sulla pelle, nell’anima e nel cuore.

Che cos’è per te la musica?

La musica è la mia droga preferita, è il mio paradiso mentale, lo sfogo della mia rabbia, il mio vizio più grande e il mio mare in cui perdermi. Quando canto e chiudo gli occhi, mi sento improvvisamente con una potenza disarmante, come se fossi catapultato in un’altra dimensione che non è terrestre ma astrale.  Molto spesso, nonostante abbia migliaia di persone intorno che chiacchierano e applaudono, mi succede di sentirmi nel silenzio più assoluto, rapito dalla mia voce così tanto, da sentirmi esplodere di una gioia immensa che non si può spiegare! Emozioni che mi invadono come la potenza di una diga esplosa, che con la sua forza distrugge e irrompe  la mia anima.

Chi è Alex the King of the night?

Non lo so nemmeno io, in fondo è una persona umile, semplice e con i piedi per terra, ma nello stesso tempo nel mondo della fantasia, una persona piena di paure e incertezze, debole e piccolo come un bambino, ma che sa  diventare una tigre appena si accendono le luci e parte la prima nota, insomma, un cesellatore di emozioni.

La tua musa ispiratrice?

Mango! Devo tutto quello che sono al grande Pino Mango, è lui il mio mentore, il mio maestro, la mia musa ispiratrice. La mia anima è come la sua musica, un falco che vola sulle alte vette!Dentro la mia voce e al mio stile ho grandi maestri come:Mango, Pino Daniele, Frank Sinatra, Fiorella Mannoia, Michael Jackson, George Michael, Renato Zero e Freddy Mercury.

In passato volevi entrare in seminario, che cosa ti ha fatto cambiare idea?

Sono entrato in seminario dopo essermi fatto bocciare apposta in prima media, volevo partire da capo con gli studi per diventare sacerdote e operare in mezzo alla gente per essere di aiuto, ascoltare e condividere le loro gioie e speranze.  Avevo appena 11 anni e il giorno della Santa Cresima, dopo la predica del Vescovo di allora Mons. Angioni,  una volta usciti dalla chiesa per le tipiche foto di rito con i parenti, mi sentii un magone pazzesco; cominciai a commuovermi e a piangere, quelle parole pronunciate durante la predica, dove il Vescovo disse: ”servono sacerdoti per Gesù,” fece esplodere in me qualcosa, la famosa “vocazione”.

Mi ricordo che feci di tutto per farmi bocciare al primo anno di medie pur di iscrivermi al Seminario Vescovile di Pavia e intraprendere gli studi per diventare sacerdote di Cristo, con una convinzione così forte che mia madre e il mio parroco di allora Don Luigi Bianchi, dopo un anno dovettero cedere ed esaudire la mia entrata in seminario. Ho cambiato idea perchè infondo sono un’artista, ho la musica che mi scorre nelle vene e quando calco il palco, regalando emozioni al mio pubblico, per me anche questo è  un gesto d’amore verso il prossimo.

Sei promotore di spettacoli di beneficenza, raccontaci

Non sono solo un artista e musicista di musica leggera ma ho anche un’spirazione cristiana e sociale. Ho avuto l’onore di conoscere e incontrare Papa Wojtyla e di cantare una mia canzone per quest’ultimo nell’enorme aula delle udienze pontificie o aula Nervi in Vaticano con un innodal titolo:” Il mio Dio canta giovane” che scrissi per un’associazione italiana di cui facevo parte e che raccoglie tutti i cantautori cristiani italiani.

Sin dalla mia adolescenza e giovinezza mi sono occupato dei più deboli e dei bisognosi con opere di volontariato. Come artista e cantautore ho sempre appoggiato sin dal 1990 battaglie contro la pedofilia, l’abuso dei bambini “soldato”, sulla violenza delle donne, contro le droghe, l’abuso di alcol e campagne forti contro l’Aids, distribuendo durante i miei concerti sin dai primi anni ‘90 profilattici sopra i tavoli dove mi esibivo, naturalmente tutto a mie spese.

 

 

 

 

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