lunedì, dicembre 17Settimanale a cura di Valeria Sorli

Il Castello di Piovera

 

Immaginate un maniero. Antico, affascinante, mistico, vivo e trasudante di storia. Non serve fare il giro del mondo per catapultarsi in una magnifica residenza sabauda attualmente proprietà della famiglia Calvi di Bergolo. Dal 1967 Niccolò e la moglie Annamaria (ora insieme anche al figlio Alessandro) sono entrati in possesso di questo angolo di Monferrato, punto di raccolta delle energie di torrenti e fiumi, simbolo di un territorio e una cultura da cui viene emanata continuamente, linfa di novità e rinnovamento, legata alle nobili casate regnanti. Vi soggiornò Napoleone e per la sua morte alcuni muri vennero dipinti di nero. I Savoia e le altre famiglie reali hanno vincoli di parentela stretti col castello e i genitori del Conte Niccolò, gentilissimo anfitrione nell’accompagnarci attraverso metà delle cento stanze, seppur in periodo di chiusura delle visite.

Il Castello di Piovera è un’oasi di pace, centro di un’azienda agricola e di un fulcro culturale e sociale vivo soprattutto dalla primavera all’autunno, quando la natura si risveglia e le belle giornate permettono di vivere ogni angolo nella sua interezza.

Tra un caffè e qualche mio timido approccio nei confronti di una figura tanto eclettica quanto profonda nell’animo, ci avviciniamo ai segreti di queste mura che fra merli e torrioni, nascondono storia e patrimonio in continua evoluzione. Il museo è statico, qui si respira invece tutt’altra atmosfera e l’arte contemporanea proposta in mille forme dal Conte, si sposa perfettamente con l’immensa mole di storia conservata con cura in ogni suo angolo. Il castello offre le ricostruzioni e i costumi dell’epoca: si va dalle cucine agli studi, camere da letto, sala dei trofei con rari animali, scaloni, passaggi segreti, cantine e laboratori. Poi una biblioteca. Ne parlo con orgoglio perché ne siamo entrati a luce spenta, poi per magia un infisso viene aperto e nella stanza respiro il fragore di un fanciullo appena entrato nella biblioteca del romanzo “Il Nome della Rosa”. “Mi hanno proposto di recente l’acquisto di alcuni volumi che raccolgono vecchie riviste e giornali. Ve li mostro con orgoglio – ci dice il Conte – qui sono raccolte migliaia di riviste italiane, francesi, inglesi, tedesche, suddivise per anni. Ditemi la vostra data di nascita o quella di un vostro avo, noi andremo a cercare cosa è accaduto e cosa veniva scritto in quel determinato giorno e anno. Guardiamo questo tomo: le illustrazioni, le scritte e i segreti (ci apre il frontespizio e ne esce una piantina di Londra ripiegata che sviluppata, dona in oltre 50 cm una visione quasi a 360’ della vecchia, fumosa, capitale inglese; ndr)”. Prima però di accedere qui, entriamo dallo scalone nobile e li ci attende San Michele Arcangelo “Un’opera di artista e si vede da quello che trasmette l’opera lignea ricavata da un unico tronco. Il bene, il male, la vittoria, la sofferenza, la rabbia, ogni sentimento traspare ed è questo che mi ha colpito quando decisi di prenderla per esporla. In una chiesa si possono trovare riproduzioni simili, ma non avrebbero questa espressività. E’ un’opera di artista non una statua”.

E’ lei che ci introduce all’immensa scalinata alla cui sommità, nella parte destra,  è ospitata la ricostruzione dell’albero genealogico delle famiglie Balbi, Odescalchi e Calvi. I legami di parentela viaggiano per tutta Italia ed Europa, dalla Russia ai Savoia sino ai reali di Danimarca e Grecia. Poi su un’altra parete Napoleone anch’esso membro di questa storia.

Ma quanto le pesa Conte Niccolò tutto questo?

“Nulla. E’ il passato. Viviamo per costruire il futuro e lasciare qualcosa che continui a perdurare per mantenere vivo il ricordo. Qui al castello possiamo fare discorsi di contenitore e contenuto, parlare di tempo e spazio nelle sue molteplici forme. L’obiettivo è creare un qualcosa che vada al di la della nostra esistenza, lasciando un segno che permetta tra due o trecento anni (come l’età di queste secolari piante all’esterno) di farci ricordare per l’impronta donata”.

Esistono come incontrai in Scozia, fantasmi o presenze?

In una piccola sala ottagonale, probabilmente realizzata sui resti di un antico convento templare, accadono cose spesso inspiegabili all’interno del maniero. I vetri delle finestre sono ricurvi, il pavimento pare infossarsi verso il centro anche se perfettamente in piano. Da quella stanza e da molte altre, ospiti illustri e medium hanno avvertito presenze e il conte Niccolò Calvi di Bergolo ha spiegato così “Intorno alla proprietà c’è una carica di energia proveniente dall’interno e perché no dall’esterno. Gli imponenti platani e le piante secolari collaborano a mantenere vivo il castello con la loro presenza. In una delle cene ospitate nell’area prospiciente il fossato, mi capitò di incontrare una sensitiva. Uno può crederci o meno, ma lei asserì di conoscere ancora prima del suo arrivo al convivio che qualcuno l’avrebbe avvicinata per chiedere se avvertisse presenze nel castello. Mi indicò all’interno un posto preciso in cui avvertiva una forte presenza fra tante altre. Io ad esempio nella stanza ottagonale provai molte volte a far entrare un mio dobermann, titubante nel varcare la soglia. Tornava sempre indietro. Piovera come altre dimore ha le sue peculiarità e questo insieme a tanto altro lo mantengono vivo”.

Proseguiamo la visita e dopo le stanze rievocative, ecco entrare nel mondo artistico del padrone di casa. Laboratori, disegni (oltre 200 mila in 300 volumi) su carta che dalle pagine bianche adagiate sul piano di lavoro, si trasformano unendosi a più di uno, in soggetti tridimensionali o ancora, punto di partenza per la creazione di un disegno a carboncino. Decine di sculture e opere circondano la tenuta, dall’acciaio al marmo sino al legno o al ferro, modellate dalla causualità o ancora di più dalla mano del Conte che nell’arte contemporanea butta inventiva, creatività, sentimento e insegnamenti. La Geometria è intesa da Niccolò Calvi come il principio fondamentale della vita e dell’universo, su cui prende corpo la sua creatività. Le forme essenziali quadrato, cerchio e triangolo, sono le basi di partenza sulle quali si lavora e sulle quali prendono forma infinite combinazioni geometriche complesse. Il quadrato rappresenta il primo segno della presenza dell’uomo sulla terra, il cerchio il primo bisogno di sopravvivenza, il triangolo il primo sguardo verso il cielo.

Nei laboratori all’interno del vecchio fienile del castello e nella scuderia medioevale, dove sono esposti molti dei suoi lavori, Niccolò Calvi conduce personalmente il laboratorio d’arte; bambini e adulti si trovano di fronte a un’esperienza inaspettata, quasi un percorso spirituale. Egli pone al centro la creatività individuale, liberatoria, e mira a stimolare l’inventiva e la personalità di ciascuno proponendo modelli guida. E’ lui a crearci un disegno partendo da uno che ho scelto in un volume, ricreando con la mia energia un’opera dai mille significati. “Il castello è inteso da mio figlio come struttura in grado di autofinanziarci, perché confesso facciamo parte delle residenze sabaude, ma nessuno se non noi ci occupiamo del mantenimento della struttura. La creatività e i laboratori sono cose che vorrei proporre come alternativa soprattutto agli adulti. Prenotino attraverso il sito un appuntamento con me, una giornata in cui vivere un’avventura in azienda (in non più di 4-6 persone) per sfoderare la creatività insieme a me”. Il Conte prendendo parti in ferro e una sfera, mi chiede su quale opera vorrei posizionare quel nuovo ‘componente’ e di li a poco l’arte evolve davanti ai miei occhi.  “I bambini sono fantastici, mentre le maestre parlano di pensione o altri argomenti, loro mi seguono e si rendono liberi di esprimersi. Con gli adulti il compito è lo stesso. Vi farò domande, vi farò consultare un libro in cui potrete scegliere i verbi che compongono la vostra personalità. A ogni verbo corrisponde un volume, ogni volume a una raccolta di disegni guida. Sceglierete un disegno per ogni parola e comporremo la vostra rappresentazione. Qui è importante ribadire che non si vende nulla. Si crea per esporre o per conservare a casa”. E anche io grazie al Conte ho il mio segno e il mio ricordo della magnifica giornata. Ringrazio la famiglia Calvi perché mi ha permesso, e concesso in alcune ore, di approfondire con una persona di estrema cultura, una parte del mio essere. Un’esperienza da non perdere anche perché le visite guidate che inizieranno in primavera, saranno proprio a cura della famiglia.

Se prima però vorrete godere della pace del parco, il 16 dicembre dalle 10, siamo invitati al mercatino di Natale nel cortile del castello, fra animali fantastici, magia, gite in red bus, caldarroste, artigianato e divertimento per tutta la famiglia. Nove ore all’insegna di Piovera il Castello che da oggi, piace e si fa amare sempre più