sabato, Settembre 19Settimanale a cura di Valeria Sorli

Alviero Martini, viaggio a Rio De Janeiro

“Gentileza gera gentileza!”, ovvero la gentilezza genera altra gentilezza, è il motto dei brasiliani e lo si vede su ogni porta di esercizio commerciale, al muro di ogni ristorante, nei bar, insomma ovunque, persino ai banchi dei mercati ortofrutticoli. E ad onor del vero è l’atteggiamento più consueto al primo approccio, poi, può proseguire se corrisposta, come interrompersi allo sgarbo dei molti turisti che non comprendono il significato e spesso non conoscendo la lingua, il restare in silenzio non favorisce questo scambio di gentilezza. Ma parole, come “oi mi amor, fala”, “oi, amore mio dimmi” sono quasi sempre l’introduzione del gestore. 

Poi ci sono i luoghi comuni, che perché comuni rispecchiamo la realtà: e qui parliamo di aggressività, di criminalità, di malacreanza, ma ditemi dove non c’è criminalità? Solo per guardare nel nostro giardino, siamo ormai a livello di intolleranza totale, dal femminicidio al bullismo, dall’assenteismo alla corruzione. Elementi ormai riscontrabili in tutto il mondo, vuoi per rabbia sociale, per una caduta dei valori, per la povertà che ha colpito gran parte della popolazione di ogni angolo del mondo. Tuttavia in Brasile è vero, il clima di rivolta della popolazione è forte, basti pensare che l’ex presidente Lula sta scontando 12 anni di carcere per corruzione, cosi come lo sono tutti gli organi che dovrebbero garantire sicurezza al cittadino. Ma per tornare a casa nostra, la corruzione, vogliamo parlarne? No,  grazie, parliamo delle meraviglie di Rio De Janeiro. 

Non avevo mai considerato questo Paese, lo immaginavo troppo nuovo, fino a quando nel ‘96 fui invitato per una sfilata a Brasilia, la capitale, poi, Niteroi, la città di fronte a Rio, e infine per ben 6 volte a San Paolo, la capitale della moda. Ma erano tutte toccate e fuga, allestimento, sfilata, passerella di routine e l’indomani via, ripartivo fino a quando una volta da San Paolo, decisi di conoscere Rio de Janeiro, e rimasi letteralmente folgorato dalla bellezza della città, dalla morfologia delle sue cime anche di 800 metri di altitudine in pieno centro. Il Pan de Azucar, raggiungibile con due tratti di cabinovia, per raggiungere la cima e restarne incantati dal panorama, dalla baia di Urca il quartiere sottostante, Marina da Gloria, Botafogo e Flamengo, che si affacciano al Pan di Zucchero,  e l’aeroporto Santos Dumont proprio sotto la montagna. Per non parlare dei panorama completo che si gode dal quella vista, il  più celebre del Brasile. Generalmente “salgo su”, verso le 16, per godermi il tramonto, e poi la città che si illumina, la brezza che sale e alle 20 scendo per raggiungere qualche buon ristorante, tanti, in zona. 

Ma la straordinarietà la merita davvero il Corcovado, 800 metri di altezza, con una piattaforma che ospita il Cristo Redentore, che abbraccia la città. E proprio qui, la prima visita, ma ancora adesso ogni volta che ci torno, mi commossi alle lacrime, perché era la prima volta che vedevo un Cristo non sofferente, ma anzi, vestito e con le braccia protese all’abbraccio e non alla crocifissione.  Per raggiungerlo, consiglio vivamente di salire con il  trenino elettrico , che attraversa la foresta tropicale di Tijuca, con panorami mozzafiato.  Poi Il quartiere di Santa Teresa, anch’esso raggiungibile o un bondignho (trenino)che da Lapa, passa sull’acquedotto e attraversa una grande favela e alla fermata di Santa Teresa, si scoprono case coloniali di rara bellezza e l’intero quartiere ospita gallerie d’arte, ristoranti, hotel di lusso, botteghe artigiane , sempre all’insegna della gentilezza.  Scendendo si visita il centro, dalla famosa via Uruguayana,  la strada degli strumenti musicali, al Teatro nazionale, l’Opera,  l’imperdibile Rio Scenarium, il più antico locale di samba e bossa nova, disposto su 5 piani, meraviglioso. Imperdibile anche l’impressionante visita alla Central Do Brasil, forse la stazione ferroviaria più grande la mondo. E che dire delle spiagge? La mia preferita è Ipanema, sarà perché e sotto casa (da anni ho scelto come buen ritiro un piccolo appartamento proprio in questo quartiere) con lo sfondo delle montagne chiamate Dos Hermaos, e Pedra di Gavea, Leblon, la Lagoa e ancora una volta il Cristo che sorveglia in particolare questa parte e il giardino Botanico, di rara bellezza e ampiezza. Spiagge libere, con baracchini che noleggiano sedie, lettini, ma molti si appoggiano sulla sabbia sui “cangas” i teli variopinti che venditori ambulanti propongono con incredibili disegni, così come altri vendono qualunque cosa, dal cibo alle caipirinhe, olii abbronzanti, collane, biscotti, açai, il delizioso frutto amazzonico, bijoux, occhiali, e persino amache! Pertanto, per tutta la giornata si sente ogni tipo di voce, ognuno con una sua timbrica per reclamizzare i propri prodotti. Al tramonto non si può non assistere al calar del sole dalla collina di Arpeador, che divide Ipanema da Copacabana, la più nota spiaggia del Brasile, molto ampia, e con onde da surfisti professionisti. 12 chilometri di sabbia, anche qui tra campi di beach volley a palestre a cielo aperto, castelli di sabbia per fotografie a pagamento, e affacciato sulla Avenida Atlantica, il noto Copacabana Palace, l’hotel 5 stelle, che dai primi del 900 simboleggia il lusso e dove tutti i divi e le celebrità hanno soggiornato, sempre in voga anche oggi. In fondo Leme, il quartiere chic di Copacabana, oggi molto turistica.  E poi i mercati rionali, dove la frutta esotica splende in una miriade di colori, tra banchi di pesce di ogni tipo, legumi e fiori… un’altra esperienza da non perdere. La mia gita preferita è attraversare il canale sul ponte che porta a Niteroi, e visitare il museo di arte contemporanea, disegnato dall’architetto simbolo del Brasile, Oscar Nyemeier (tutta Brasilia è opera sua, cosi come molte costruzioni in Rio e il palazzo della Mondadori di Segrate a Milano) e da questo punto di osservazione si intuisce la genialità dell’architetto paesaggista, che inquadra Rio tra le diagonali delle montagne e le varie quinte formate proprio dal panorama stesso, un susseguirsi di ombre come in una vera e propria scenografia … mozzafiato. Le churrascherie, ovvero i ristoranti dove viene servita la carne migliore al mondo, sono ovunque, e non devi ordinare, passano uno dopo l’altro camerieri con taglieri con coltelli affilatissimi che sottilmente ti tagliano il pezzo di carne preferito, a destra del piatto un dischetto, verde da un lato e quando non ne puoi più, lo giri dalla parte rossa, e in automatico il tuo pasto …è servito. La cucina Brasiliana abbonda di pesce, dal baccalà alla cernia, dai gamberoni al polipo, tutto rigorosamente accompagnato da fagioli neri e riso.  Stranamente la frutta non è un portata che si trova a fine pasto, ma i dolci si,  di ogni tipo.  Ma oltre Rio c’è….il Brasile… ma servono almeno 10 puntate per raccontarlo… Lo farò, città per città che ho avuto il piacere di visitare. 

In 20 anni di Brasile, anzi di Rio, ho accompagnato molti amici, mi dicono “la migliore giuda” che abbiano mai avuto: in effetti la conosco palmo palmo, dai musei alle chiese,  fino all’ultimo enorme Museo do Amanhà, il museo del futuro, progettato da Calatrava, e costruito per le Olimpiadi.  Ho trascurato il carnevale, che anche questo richiede un capitolo tutto suo, e i vari club di scuole di musica, uno tra gli elementi fondamentali del popolo brasiliano… centinaia di stili, a noi non noti se non la samba e un po’ di bossa nova, ma i generi sono infiniti. 

Ritorno fra poco… qualcuno mi vuole seguire? Resterete incantati!

di Alviero Martini

17 mag 2018

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