Planato sulle Alpi occidentali insieme ai gelidi venti polari di questo inizio 2026, è tornato uno dei periodi più speciali dell’anno per la Valle d’Aosta: è la stagione del Carnevale o, meglio, dei Carnevali, al plurale: se in tutto il mondo si celebra la fine dell’inverno più buio, le giornate che si allungano a salutare i primi sprazzi di primavera, per la regione più alta d’Italia il sollievo vale doppio. C’è persino un proverbio, in patois, che celebra questo momento di passaggio: “se nèit la demendze grasa, tot l’an la tèra grasa.”, ovvero, “se nevica la domenica di carnevale, tutto l’anno la terra sarà grassa”, nel senso di generosa, fertile e produttiva.
I riti di Carnevale anticipano nei calendari contadini l’inizio della stagione della semina: un momento di grandi aspettative e speranze, da trascorrere in allegria ed abbondanza in un’atmosfera sospesa e licenziosa, dove ogni scherzo vale e per un giorno ci si può concedere qualche cosa in più.
In Valle d’Aosta, tuttavia, il Carnevale non dura un giorno: è possibile partecipare, di settimana in settimana, alle celebrazioni delle diverse località della Regione più alta d’Italia: sono tre, i principali carnevali storici, ma la festa si irradia in diversi altri borghi della Valle, in un’euforia diffusa che dura tutto un inverno.