venerdì, Giugno 5Settimanale a cura di Valeria Sorli

Santa Rita da Cascia – a cura di Don Luca Roveda

La santa degli impossibili, la più amata delle sante popolari che il 22 maggio gremiscono le chiese portando le rose da benedire, la più pregata dagli studenti e dalle mamme in difficoltà. Santa Rita è una figura stupenda di donna, madre, vedova e religiosa. Figlia unica di Antonio Lotti e Amata Ferri, famiglia molto religiosa, il papà era un paciere nelle lotte politiche e familiari della zona, si narra che mentre i genitori di Rita erano occupati a mietere, lei si trovava sotto un albero dentro una cesta, un contadino si ferì con la falce ed abbandonò il lavoro per andare a farsi medicare, passò davanti a Rita e vide delle api intorno alla cesta e con la mano ferita tentò di allontanarle, subito la ferita si rimarginò. Le api non punsero la piccola Rita, ma le depositarono il miele nella bocca. Affascinata dalla famiglia Agostiniana, Rita desiderava farsi suora, ma per volere dei suoi si sposò all’età di sedici anni con il nobile Paolo Mancini, uomo dal carattere molto orgoglioso e autoritario, da cui ebbe due figli forse gemelli: Giangiacomo Antonio e Paolo Maria. Rita si dedicò instancabilmente alla sua famiglia creando le premesse per la conversione di suo marito, riavvicinò il suo sposo alla fede ed educò i suoi figli alla religione. Proprio quando l’unione matrimoniale, che durò circa diciotto anni, sembrava andare bene, una notte mentre rincasava Paolo Mancini fu ucciso, probabilmente dai suoi amici per rancori passati. Rita, credente fino in fondo, perdonò gli assassini di suo marito, ma si angosciò quando capì che i suoi figli prendevano la strada della vendetta, si immerse allora nella preghiera, auspicando addirittura la loro morte fisica piuttosto che vederli responsabili di atti di violenza e quindi alla morte dell’anima.                                                                                                                           Poco tempo dopo i due ragazzi si ammalarono contemporaneamente e morirono. Morti il marito e i figli tentò di farsi monaca ma non venne accettata per il suo stato vedovile e forse anche a causa dell’omicidio del marito, ma le porte chiuse dagli uomini vengono aperte da Dio e cosi la tradizione narra come in piena notte Rita sia stata portata in volo dai suoi tre Santi protettori : Sant’Agostino, San Giovanni Battista e San Nicola da Tolentino dallo scoglio di Roccaporena fino dentro le mura del monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena a Cascia, dove visse dedicandosi alla preghiera per quarant’anni fino alla sua morte nel 1447. Molti sono i segni straordinari che vengono attribuiti a Rita da Cascia: la sera del Venerdì Santo, dopo la predica di San Giacomo della Marca, affascinata dalla descrizione della Passione di Cristo avrebbe ricevuto una spina dalla corona di Cristo conficcata sulla fronte. La madre badessa rifiutò, in seguito a tale evento, la richiesta della santa di partire per Roma con le altre suore per un pellegrinaggio in occasione del Giubileo, tuttavia il giorno prima di partire, la tradizione vuole che la spina nella fronte sparisse e così Rita poté partire. La spina fu portata da santa Rita per i suoi ultimi quindici anni di vita. Sul suo letto di morte avviene il celebre miracolo della rosa rossa fiorita in inverno e due fichi sull’albero nel suo orto vicino a casa, infatti alcuni mesi prima di morire mandò sua cugina a prenderli appunto nel suo orto e questa stupita trovò quanto la santa le aveva indicato, da qui l’usanza della benedizione delle rose. Oltre a San pietro in ciel d’Oro, moltissime nostre parrocchie hanno altari, quadri o cappelle dedicate a Santa Rita, a testimonianza di una devozione popolare universale.

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