giovedì, Luglio 29Settimanale a cura di Valeria Sorli

Pieces of a woman

PIECES OF A WOMAN

Regia: Kornél Mundruczò

Anno: 2020

Martha (Vanessa Kirby) e Sean (Shia LaBeouf) sono una giovane coppia di Boston, lei proveniente da una famiglia borghese, lui operaio edile semplice e spontaneo. I due sono in attesa della prima figlia e decidono di far nascere la bimba in casa, sotto l’assistenza dell’ostetrica che ha seguito tutta la gestazione. Ma quando Martha va incontro alle doglie e il parto è ormai prossimo, l’ostetrica non è disponibile e viene rimpiazzata da Eva (Molly Parker), ugualmente referenziata ed estremamente premurosa.

Nonostante il parto lungo e doloroso e qualche inconveniente, la piccola viene al mondo, ma, appena il tempo sciogliere la tensione in un abbraccio, muore dopo alcuni istanti di vita. Quel che segue è una sofferta e silenziosa accettazione del lutto e della privazione dell’essere genitore, mentre la madre di Martha (Ellen Burstyn), contraria al parto in casa, fa di tutto per convincere la figlia a portare in tribunale l’ostetrica per incompetenza.

L’origine del film è teatrale e parte da una pièce scritta da Kata Wéber, partner del regista del film, l’ungherese Kornél Mundruczò, qui al suo primo lungometraggio in lingua inglese. Il dolore sommesso e la difficile elaborazione della mancata maternità sono il filo rosso del film e si leggono nello sguardo di una misurata e intensa Vanessa Kirby, già premiata all’ultimo festival di Venezia e in corsa per i prossimi premi Oscar come miglior attrice protagonista.

La camera la segue da vicino nella vita di tutti i giorni, in metropolitana, al lavoro, al supermercato, a contatto con gente che pretende di comprenderne il dolore, avendo sempre di fronte quella perdita e quel vuoto che metteranno in discussione la sua vita e il suo rapporto con Sean e con la madre. E soprattutto la macchina da presa inquadra Martha nella prima parte del film, in quei lunghi e impegnativi momenti (quasi 30 minuti) del parto, ripresi in piano-sequenza in un tour de force fisico non solo per l’attrice, ma anche per lo spettatore, posto di fronte al realismo di un estenuante travaglio forse mai visto al cinema.

Nel cast troviamo Shia LaBeouf, attore dal carattere burrascoso, ma altrettanto generoso in termini di recitazione, che conferma con l’interpretazione spontanea di un uomo un po’ rude e al tempo stesso tenero, ed Ellen Burstyn, autentica gemma del cinema americano, mater dolorosa di tanti film, qui memorabile in un monologo con cui cerca di convincere la figlia ad intraprendere le vie legali della giustizia, ricordando la sua infanzia di sopravvissuta all’olocausto.

Se nel complesso la storia di anime ferite ha qualcosa di “già visto” e la regia non ha guizzi di particolare originalità lungo tutto il film, “Pieces of a woman” si regge sulle ottime interpretazioni dei protagonisti e gode di un’atmosfera dimessa e di un finale non del tutto consolatorio che scioglie le tensioni nel nome di un’altra giustizia, quella del perdono e della speranza di una nuova vita.

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