lunedì, Maggio 11Settimanale a cura di Valeria Sorli

Miss Trans Italia Sud America

Dal 19 al 24 maggio a Montegrotto Terme, Miss Trans Italia Sud America International 2026 celebra coraggio, talento e inclusione


Miss Trans Italia Sud America 2026: moda, identità e coraggio sul palco di Montegrotto


Safira Bengell, Brenda Pondé, Josie Marie e Claudia Barcellos ci raccontano il loro ruolo tra giuria, abiti e creatività in un’edizione che trasforma ogni storia in spettacolo

Con queste voci, Miss Trans Italia Sud America International 2026 si conferma come molto più di uno spettacolo: un luogo di libertà, espressione e coraggio, dove moda, narrazione e identità si intrecciano in un racconto vibrante e contemporaneo. Dal 19 al 24 maggio, Montegrotto Terme diventerà la cornice di storie che meritano di essere viste e celebrate, con la bellezza di chi ha il coraggio di essere se stesso al centro di tutto.

Dal 19 al 24 maggio 2026, Montegrotto Terme, cuore termale e culturale della provincia di Padova, si trasforma in palcoscenico internazionale per Miss Trans Italia Sud America International 2026. Un evento che non è solo concorso di bellezza, ma celebrazione di identità, talento e coraggio, capace di raccontare storie uniche attraverso il glamour, la moda e la narrazione dal vivo.

Le due serate finali, in programma il 23 e 24 maggio, saranno trasmesse in diretta su Canale Italia 71, offrendo al pubblico italiano uno show che unisce ritmo, spettacolo e contenuto. Alla conduzione, il carisma di Giovanni Ciacci, affiancato dall’energia di Naomi Angel e Nicole Fontanelli, mentre la direzione artistica è affidata alla visionaria Caroline D’Lamark, supportata nell’organizzazione generale da Antonino Nigrelli e Margherita Mazzanti.

Il parterre di giuria è un mix di esperienza, sensibilità e prestigio internazionale: Alessandro Cecchi Paone, volto noto della TV italiana, e Maria Teresa Ruta, portano uno sguardo umano e consapevole sul percorso delle concorrenti. Accanto a loro, in qualità di presidentessa di giuria, figura Safira Bengellattrice e giornalista, icona trans che ha ideato i primi concorsi trans a livello globale, nonché ambasciatrice di visibilità e diritti in Brasile. A completare il quadro, il tocco creativo delle stiliste Brenda Pondé, Josie Marie e Claudia Barcellos, che firmano gli abiti e i costumi delle sfilate, conferendo stile e identità a ogni partecipante.

In questo contesto internazionale, ogni protagonista dello show ha una voce unica: scopriamo le riflessioni di quattro figure chiave dell’evento, tra visione artistica e impegno per l’inclusione.

Safira Bengell: “Un palco che parla di coraggio e identità”

«Essere presidentessa di giuria di Miss Trans Italia Sud America International non è solo un onore, è una responsabilità», racconta Safira Bengell con voce decisa e luminosa. «Qui non giudichiamo solo l’eleganza, ma ascoltiamo storie. Ogni partecipante porta sul palco il proprio percorso, e io vedo in quelle storie una forza che può ispirare chiunque, dentro e fuori dalla scena.»

Safira sottolinea come il concorso sia uno specchio del mondo contemporaneo: «Il messaggio più importante è che non esiste un unico modo di essere. Questo palco diventa uno spazio sicuro per esprimersi, per mostrarsi autentici. La bellezza è una dichiarazione, e qui ha mille forme diverse.»

Brenda Pondé: “Ogni costume racconta un carattere”

Per Brenda Pondé, stilista brasiliana di fama, ogni abito è un’estensione della personalità della concorrente. «Quando creo un costume o un abito per lo show, penso sempre alla storia che voglio che racconti», spiega. «Non si tratta solo di tessuti e colori, ma di emozioni che il pubblico può percepire. Ogni dettaglio – dal taglio alle sfumature – è pensato per valorizzare l’identità di chi lo indossa.»

Brenda ama l’energia del backstage: «Vedere la trasformazione delle partecipanti mentre provano i vestiti è magico. È un momento intimo, dove la moda diventa dialogo, supporto e celebrazione della diversità.»

Josie Marie: “Abiti che parlano senza parole”

Josie Marie, altra creativa del team sartoriale, racconta il suo approccio: «Per me, ogni costume è una piccola sceneggiatura. La stoffa, i dettagli, le linee: tutto comunica qualcosa della persona che lo indossa. In questo senso, il mio lavoro è un atto di ascolto, prima ancora che di creazione.»

Josie sottolinea l’importanza della collaborazione tra stiliste: «Lavoriamo insieme, scambiamo idee, ispirazioni e visioni. Il risultato è una passerella ricca di sfumature, dove ogni concorrente diventa protagonista di un racconto visivo unico.»

Claudia Barcellos: “Moda come inclusione”
Claudia Barcellos, ultima stilista intervistata, porta una prospettiva di inclusione: «Per me, questo concorso è più di moda: è un luogo dove chiunque può sentirsi visto e celebrato. Cerco di tradurre in tessuto e colore la forza interiore delle partecipanti, perché ogni abito racconti la loro autenticità.»
 Claudia riflette anche sul valore concreto del suo lavoro: «Mi occupo di creare costumi da bagno pensati specificamente per persone trans. I miei capi nascono con l’obiettivo di trasmettere sicurezza e comfort, elementi fondamentali per affrontare la vita con serenità. Spesso i prodotti disponibili nei negozi non rispondono pienamente a queste esigenze e devono essere adattati; per questo realizzo modelli studiati appositamente, che permettano a ogni persona di sentirsi a proprio agio, anche nell’intimità. Offrire capi che rispondano davvero a questi bisogni significa contribuire al benessere e all’autostima di chi li indossa.» Claudia riflette infine sull’impatto globale dell’evento: «Vedere persone provenienti da diversi Paesi condividere lo stesso palco con rispetto e gioia è potente. La moda qui diventa linguaggio universale, che supera confini e pregiudizi.»