giovedì, Ottobre 1Settimanale a cura di Valeria Sorli

Mario Lavezzi: 50 anni raccontati in musica

Erano i fantastici anni Sessanta, quando i ragazzini di quei tempi si ritrovavano con gli amici ai giardinetti del quartiere a fare merenda con pane, burro e marmellata, magari ascoltando la musica da quelle radioline che gracchiavano, suonando con la chitarra i loro brani preferiti accompagnati dai sogni più belli. Era l’Italia sorridente che andava in bicicletta con la speranza nel cuore verso un futuro fatto di pura e sana amicizia, di scambi ed emozioni. C’è chi i sogni li realizza con la più travolgente passione, come del resto ne è capace la natura con le sue quattro e meravigliose stagioni come la primavera, quando si risveglia dal lungo sonno dell’inverno; e quel talento innato di un ragazzino sognatore con un grande sentimento nel cuore: la musica, è sbocciato proprio come Il primo giorno di primavera.

Mario Lavezzi: musicista, cantante, chitarrista e produttore milanese ha scritto tra le pagine più belle della musica italiana. Autore di grandi successi come Vita di Gianni Morandi e Lucio Dalla, Stella gemella di Eros Ramazzotti, Eclissi totale di AnnaOxa, E la luna bussò di Loredana Bertè“; vanta una carriera costellata da collaborazioni prestigiose come quelle con Mogol e Lucio Battisti. Le sue canzoni hanno fatto il giro del mondo cantate da grandi interpreti del panorama musicale italiano. Un viaggio di oltre 50 anni di musica, nei quali ha scritto e prodotto album per Loredana BertèFiorella Mannoia, Ornella Vanoni, per citarne solo alcuni. Nel suo carnet musicale dedica un ampio spazio ai giovanissimi, alcuni vincitori di talent, con diversi album tra cui l’ultimo, L’amore è quando c’è.

Mario Lavezzi, quell’uomo dal sorriso che affascina, rappresenta un pezzo significativo della storia musicale della nostra Italia; dai tempi della sua prima band milanese: i Trappers, sino all’ultimo Sanremo in cui ha prodotto Ornella Vanoni, con un pezzo scritto da Bungaro-Pacifico-Chiodo-Fresa. La partecipazione di Ornella Vanoni non è stata casuale: l’anno scorso la cantante ha firmato la petizione per la modifica del regolamento del Festival, lanciata da Mario Lavezzi insieme a Mogol e Franco Mussida. La petizione è stata presentata lo scorso marzo, in occasione della conferenza stampa CAMPUSBAND, un progetto ideato sempre da questi 3 giganti della musica italiana. L’obiettivo di entrambi progetti (petizione e concorso) è quello di mettere la musica al centro del sistema discografico, dare più opportunità ai giovani talenti e cambiare il modello del mercato musicale fin troppo commercializzato.  

Una passione che nasce da ragazzino, come vedeva a quei tempi il suo futuro musicale?

Avevo dieci anni quando per la prima volta ho visto una chitarra appesa a una parete in casa di mio cugino e da subito ho avuto una sensazione di innamoramento, come quando vedi una bella ragazza e pensi “questa è lei”; da quel momento ho avuto un’attrazione fatale! Dopo la scuola, in un quartiere di Piazza Napoli dove partiva la via Giambellino a Milano, noi ragazzi ci ritrovavamo proprio sulle panchine; in quel periodo c’era una generazione travolta dalla musica che cresceva e coinvolgeva tutti i ragazzi di quell’epoca. Ricordo che c’era un giovane più grande di me di qualche anno che mi dava lezioni ai giardini e poi andavamo a casa sua, diciamo che quelle erano le prime vere applicazioni di tutto quello che era il mio sogno; mettere le mani sulla chitarra e imparare i primi accordi che sono stati importati, perché è da lì che è nata la mia passione e l’apprendimento. Nel contempo oltre alla musica, studiavo. Tutto quello che avevamo imparato durante l’anno si trasferiva in show studenteschi; questi nostri festival avvenivano nelle feste di Natale o alla fine della scuola, insieme ad altri amici con i quali condividevamo la stessa passione. Allora si suonava solo musica dal vivo nei locali, non c’era il deejay e non esisteva la musica da strada, è così è nato il mio primo gruppo i Trappers che era formato da i miei amici che abitavano nel mio quartiere, come Tonino Cripezzi dei CamaleontiBruno Longhi cronista sportivo, Mimmo Secciache è stato poi un componente de I ragazzi della Via Gluck come Gianfranco Longo il batterista e successivamente a far parte di questo gruppo, è entrato anche Teo Teocoli. Con questa formazione siamo andati a suonare per un’intera stagione allo Scotch Club di Finale Ligure. Il contratto lo aveva trovato Teo Teocoli, lui era più grande di noi ed era già diventato una star. Ogni sera suonavamo cover, perché questo era il meccanismo e proprio facendo cover, si imparava come era strutturata una canzone, come era composta, il testo, l’arrangiamento e come era cantata. Quella era una grande palestra per noi, era così che si faceva una cultura musicale.

Fin dai suoi esordi il suo percorso artistico è stato caratterizzato da diversi incontri fortunati: qual è stato il più significativo?

Nell’estate del ’66 dopo lo scioglimento del mio gruppo, sono entrato a far parte dei Camaleonti e quello è stato un primo step importante come passaggio da dilettante a professionista. Copertine sui giornali, grandi successi, poi è arrivato il servizio di leva e così a malincuore ho dovuto lasciare il gruppo. Da quel momento si era chiusa una porta e si era aperto un portone e conoscendo Battisti e Mogol è iniziata la mia attività di compositore, scrivendo Il primo giorno di primavera, insieme a  Cristiano Minellono e Mogol che era produttore con Battisti dei Dik Dik che l’hanno portata al successo

Un aneddoto o un ricordo di Lucio Battisti?

Con Lucio abbiamo fatto di tutto! Siamo andati anche a caccia insieme a Mogol e Alberto Radius. Eravamo andati nel Kosovo a caccia di beccaccini e da quel momento ho detto “mai più nella mia vita”. È stata anche un’esperienza per rafforzare l’amicizia con Lucio che poi è continuata nel tempo; si giocava a ping pong, insomma, ne abbiamo fatto di ogni insieme.

C’è stato un momento difficile della sua carriera?

Sicuramente non è stata una cosa facile entrare a fare parte di quel gruppo e poi dover mollare per andare a fare il servizio militare è stata una bella prova, ero caduto non dico in depressione ma quasi, ero disperato. Il nostro mestiere è fatto di alti e bassi, ce ne sono diversi; nasce proprio così, è sempre un esame. Ogni volta che realizzi un disco nuovo, oppure una produzione nuova è sempre un esame. Una volta un successo durava nel tempo, adesso scorre tutto velocemente, anche l’esibizione di Ornella Vanoni, uno dei momenti migliori del festival di Sanremo di quest’anno, era una rete di salvataggio, di sicurezza. Non avrei mai immaginavo che potesse funzionare in radio così, anche se Anche se non è durata così a lungo come altri successi del suo repertorio.

Loredana Berté, quella donna tanto chiacchierata, una grande artista dall’animo ribelle ma bellissima nel suo profondo: un pensiero per lei…

Loredana sta vivendo una nuova giovinezza! Questa canzone che va per la maggiore, la trovo bella come E la luna bussò, il suo grande successo del ’79. Poi Loredana è Loredana! È un’artista a tutto tondo, ed è una grande personalità musicale per cui non c’è nulla da dire; lo era allora e lo è adesso; lei aveva sempre delle grandi idee, io la producevo e facevamo dischi insieme. I video di Loredana di quei tempi sembrano fatti adesso, non traspare il Techetechetè, rimane sempre un’artista attuale.

Nel 1984 le è stato assegnato da Tv Sorrisi e Canzoni il Telegatto come “Music Maker”: cosa ha significato per lei ricevere questo Premio?

Sono stato felicissimo!

Quali emozioni le ha dato calcare per la prima volta il palcoscenico dell’Ariston in veste di cantante?

Veramente avevo dato questa canzone “Biancaneve” ad Alexia e non si trovava un’interprete che potesse cantare questo pezzo da comprimario, così Alexia mi ha chiesto di cantarla insieme a lei, diciamo che la cosa mi ha anche divertito e poi il palco di Sanremo emoziona sempre.

Oggi mette al servizio dei più giovani la sua lunga esperienza nel  progetto “CampusBand Musica & Matematica”, un concorso nazionale rivolto alle band liceali e universitarie. Ce ne vuole parlare?

È un’idea che mi è venuta perché musicalmente sono nato in quel modo, studiando e avendo una grande passione per la musica. In Inghilterra e in Brasile questicontest che nascono proprio nei campus, hanno grandi successi e da questa idea, che precedentemente avevamo realizzato con il Corriere della Sera ma solo a livello regionale, successivamente l’ho trasferita con il supporto della SIAE, visto che noi ci occupiamo principalmente di incentivare i giovani.

Sabato 23 giugno al Castello Sforzesco di Milano, nell’ambito della rassegna “Estate Sforzesca”, voluta dal Comune di Milano, si è svolta la finale del concorso Campusband. Tantissimi fan hanno assistito alla serata con grande partecipazione per sostenere l’esibizione dei 12 finalisti (4 della categoria “Gruppi”, 4 della categoria “Cantautori” e 4 della categoria “Interpreti”). Insieme a loro sul palco sono saliti gli ospiti musicali: Dear Jack, Nesli, Paolo Jannacci e The Dreams Of Lady V., la band vincitrice della seconda edizione del concorso. Hanno presentato la serata Francesca Cheyenne e Paolo Cavallone di Rtl 102.5. La vincitrice assoluta che ha raggiunto il massimo dei voti è Elisa Lamedica di Monza “che noi avremo il piacere di conoscere ed intervistare al più presto sul nostro settimanale”.

Come da regolamento, la giovane cantautrice ha vinto un contratto discografico per la realizzazione e distribuzione del suo inedito “Can’t hold this vibe” con il relativo video. Un’altra gran bella notizia è che tra le band i voti più alti sono stati assegnati a Diade. Un duo composto da Gabriel Guglielmini e Martina Cirri di Palermo Presentati al concorso con il loro brano “Ti capita mai”, come premio, i ragazzi hanno ricevuto una borsa di studio per frequentare uno dei corsi del C.P.M. Centro Professione Musica di Franco Mussida.

Per la categoria “Interpreti”, novità di questa edizione, il migliore è stato il pianista ed il sassofonista Davide Rassetti di Teramo che ha proposto nella finale la composizione “Zelmira”. Il musicista si è aggiudicato una borsa di studio presso il Centro Europeo di Tuscolano di Mogol.

I concorrenti sono stati valutati da una commissione di esperti, composta dal direttore artistico del concorso Mario Lavezzi, e dagli “addetti ai lavori” tra cui: Davide D’Aquino, responsabile Comunicazione e Promozione di Artist First, Andrea Laffranchi, giornalista e critico del Corriere della Sera; Riccardo Bozzi, scrittore e giornalista del Corrieredella Sera-ViviMilano; Luca Dondoni, giornalista e critico de La Stampa e speaker di Rtl 102.5 e Alice Pani del portale Diregiovani.it. La presenza di una giuria popolare scelta tra il pubblico e un notaio, hanno garantito la regolarità delle votazioni.

Tutti i partecipanti hanno dimostrato un altissimo livello di preparazione e avranno la possibilità di candidarsi anche l’anno prossimo. “Campusband Musica e Matematica” è un concorso sostenuto da SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, organizzato dalla Onlus “La partita del cuore – Umanità senza confini”, con il patrocinio del Comune di Milano e media partner Rtl 102.5 e Corriere della Sera-ViviMilano e l’agenzia di stampa Dire-Diregiovani.

«Direi che questa è davvero una magnifica opportunità per dare spazio a tanti giovani talentuosi che il panorama musicale offre»

Mario Lavezzi, questo grande artista di elevata professionalità e competenza, che progetti ha in cantiere per il futuro?

Festeggerò il mio cinquantesimo anno di carriera! Ci sono tante novità e sorprese…

L’intervista che ho realizzato con Mario Lavezzi, un grande fenomeno della nostra musica italiana mi ha davvero emozionato, non avrei mai immaginato di conoscere quel “ragazzo”, che da una panchina dei mitici anni ’60, diventato un guru del panorama musicale ha sapientemente trasmesso emozioni, musica e speranza in particolare ai giovani che sono il nostro futuro! Grazie Mario Lavezzi, l’artista dalle canzoni scritte per noi: espressione di un sentimento, di uno stato d’animo che accomuna tutti e che fanno bene al cuore!

Print Friendly, PDF & Email