lunedì, Marzo 16Settimanale a cura di Valeria Sorli

Da Giovanni … a Carla

Si chiama “A Carla”, il nuovo brano del maestro Giovanni Nuti su testo di Padre Alberto Maggi dedicato all’indimenticabile stella della danza classica e icona di cultura e classe nel mondo. Si tratta di una preghiera in cui la morte si dissolve nel suo contrario, la pienezza dell’essere, una nuova poesia in musica capace non solo di rendere omaggio all’artista ma di farla vivere nella sua immortale purezza, capacità che solo Nuti è in grado di trasmettere in musica.

Giovanni, come nasce il legame professionale e d’amicizia con Carla Fracci?  

Il mio legame con Carla Fracci è stato innanzitutto umano, profondo, fatto di ascolto, rispetto e grande tenerezza. Era una donna curiosa, ironica, altruista, capace di una gentilezza autentica che non aveva nulla di costruito. Ogni suo gesto raccontava qualcosa che andava oltre la danza, parlava dell’essere umano, della fragilità, della forza, del mistero della bellezza. Mi ha insegnato che l’arte vera non è mai esibizione, ma servizio e autenticità. Abbiamo lavorato insieme ne “Il Poema della Croce”: accettò di interpretare Maria, un ruolo che prima era stato di Alda Merini. La regia era di Beppe Menegatti, suo marito. Carla si innamorò profondamente del testo scritto dalla Merini e della mia musica: sentiva quelle parole e quelle note come qualcosa di vivo, di necessario, tra poesia, fede, speranza.

 

Come descriveresti A Carla?

A Carla è insieme canzone, preghiera e poesia. Non nasce da un progetto artistico, ma da un legame profondo e vero. Fui io a parlare a Carla Fracci di Padre Alberto Maggi, grande teologo e biblista. Carla ne rimase molto colpita: lesse gran parte dei suoi libri e li apprezzò profondamente, sentendo una forte affinità con quel modo libero, umano e luminoso di leggere il Vangelo. Alla morte di Carla, per il suo funerale, chiesi ad Alberto di scrivermi qualcosa da leggere durante la funzione. Lui mi inviò un testo intitolato semplicemente A Carla. Quando lo lessi capii subito che non era solo un saluto, ma una vera preghiera, delicata e potente insieme. In seguito ho sentito il bisogno di musicarlo, con rispetto e gratitudine. A Carla è diventata così un canto profondamente consolatorio, perché ci ricorda che il corpo muore, ma non muore mai l’amore che si è provato. Quell’amore resta, accompagna, continua a parlare. È una poesia che consola e una preghiera che non chiede nulla, se non di restare. Del brano è stato realizzato anche un videoclip, con la regia di Matteo Pelletti, nel quale Carla danza perfettamente a tempo sulla mia musica. Le immagini della Fracci che danza sono state concesse con grande generosità dalla sua famiglia, rendendo questo omaggio ancora più intimo, vero e carico di gratitudine.

Tornerai nuovamente al mondo di Alda Merini?

Sì, ci sono nuovi progetti che sto portando avanti con grande emozione: uscirà un disco molto speciale, che raccoglie testi inediti di Alda Merini e testi di Giorgio Manganelli, grande scrittore, primo amore e mentore di Alda. Il legame tra loro è stato profondo e fondativo: Manganelli ha riconosciuto subito il talento di Alda, lasciando un’impronta decisiva nella sua formazione. Mettere oggi in musica questi testi significa per me far dialogare due voci straordinarie, diffondere cultura, preservarne il ricordo e detonare le emozioni infinite della parola, per me detentrice di un ruolo centrale proprio nella musica.