sabato, Settembre 19Settimanale a cura di Valeria Sorli

B.B. King: Il Blues dell’anima

B.B. King può essere considerato il chitarrista blues, che dopo Robert Johnson ha più segnato uno stile e un modo di suonare, con quel tocco vibrato che ha fatto storia, e che ancora oggi emoziona milioni di persone.

Nato a Itta Bena nel 1925, si trasferisce da ragazzo ad Indianola dove di giorno comincia a lavorare nei campi di cotone, la notte sfoga la sua malinconia suonando il blues in vari locali, la sua tecnica è ancora rozza, la sua crescita musicale avverrà a Memphis dove si stabilisce dopo aver distrutto un trattore durante il suo lavoro, e non potendo risarcire il proprietario, fugge sulle vie del blues.

A Memphis incontra il cugino Bukka White che affina la sua tecnica e grazie ad i suoi consigli riuscirà a diventare il grande musicista blues che tutti conosciamo; il vibrato e il suo tocco unico sono storia.

Nella sua nuova città comincerà a fare il deejay di una radio locale, dove lavora ogni giorno venendo a contatto con svariati produttori musicali, qualcuno crede in lui ascoltando la sua voce intrisa di soul e gospel e gli permette di incidere i primi singoli che entreranno nelle Hit.

Il brano che lo fece uscire dalla nicchia fu “The Thrill is gone” di Roy Hawkins, B.B. King vola in alto nelle classifiche pop, all’epoca era inusuale vedere un chitarrista blues in classifica, ma grazie alla sua vena creativa riuscì a farsi conoscere dalla massa.

In ordine sparso “Everyday I have the Blues”, “Three o’clock Blues”, “You upset me baby” furono solo alcuni dei capolavori che lo consacrarono musicista blues e grazie alla sua instancabile attività live, che era stimata in circa trecento concerti l’anno, divenne l’artista di colore più seguito dal pubblico, tocco unico, sound inconfondibile. Il live che tra i musicofili ancora oggi viene considerato un capolavoro è “Live at the regal”, un concerto tenuto a Chicago nel 1969 e che i musicisti considerano un gioiello.

B.B. King e la sua inseparabile chitarra Lucille hanno descritto per anni quel Blues raffinato suonato con classe ed enfasi unica, rappresentando quella parte dell’America nera che riuscì, grazie al talento, a scappare dalle dure vessazioni razziali che all’epoca imperversavano nel Paese delle grandi possibilità, ma anche delle mille contraddizioni. C’è un’immagine di un libro che rappresenta B.B. King con la sua chitarra lungo una strada, quella foto è come se parlasse, il vagare senza una meta per raggiungere la libertà, cercare con la musica di esprimere quello che si ha dentro, quel buco nell’anima che non si riesce a spiegare, ma che grazie alla musica viene fuori dalle note di una chitarra. Lucille, la famosa sei corde del musicista di Itta Bena, divenne famosa per la storia, la leggenda narra che B.B. King salvò il legno da un incendio scoppiato dentro ad un locale durante una lite tra due energumeni che si contendevano una donna, il club prese fuoco e lui sprezzante del pericolo, entrò a riprenderla, a costo della vita; quella chitarra lo accompagnò fino alle fine dei suoi giorni, quello strumento non era solo un pezzo di legno, ma un modo per esprimere quello che non riusciva con le parole.

Il suo sguardo era sempre un po’ malinconico quando non era sul palco, mille pensieri attraversavano la sua mente, la segregazione e le immagini della violenza subita dal suo popolo lo segnarono. Il mondo era la sua casa, la musica era la dimensione dove con quel suo tocco vibrato riusciva e riesce ancora oggi grazie ad i suoi lavori, a far vibrare l’anima a milioni di persone. Il Blues ti deve tanto, la magia che trasmette la tua musica, non scomparirà mai.

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