domenica, Agosto 1Settimanale a cura di Valeria Sorli

Woody Allen- Il geniale regista americano

Ha spento 85 candeline questo mese uno tra i più prolifici e geniali registi americani. Woody Allen, nato il 1° dicembre 1935 a Brooklyn, New York, ha segnato la storia della commedia americana moderna rappresentando con ironia (e critica) il mondo degli intellettuali, la comunità ebraica, spesso con riferimenti autobiografici, a volte con risvolti drammatici ed esistenziali. Sono le due anime del più europeo dei registi americani, come spesso è stato definito, un intellettuale amante del cinema, della letteratura, del jazz e della musica classica, che nella amata New York, dove vive, ha spesso ambientato le sue storie.

Dopo gli esordi come giovanissimo autore televisivo negli anni ’50, Allen si dedica successivamente al teatro e al cabaret come comico, mettendo in scena il personaggio del nevrotico, timido intellettuale. La regia cinematografica arriva successivamente con “Che fai, rubi?” (1966) e “Prendi i soldi e scappa” (1969), mentre sono gli anni Settanta a segnare la sua affermazione come regista. “Io e Annie” (1977), ormai un classico della commedia moderna americana, vede sullo schermo Allen accanto alla sua musa ispiratrice di quegli anni, nonché compagna, Diane Keaton, che lancia l’immagine controcorrente della donna ironica, intellettuale e che non si cura troppo dell’abbigliamento femminile: celebre la sua mise in pantaloni larghi e un po’ maschili. Il film si aggiudica quattro Oscar tutti importanti: miglior film, regia, sceneggiatura e attrice protagonista (Keaton). Segue un altro grande film, “Interiors” (1978), quasi la summa del Woody Allen esistenzialista che guarda al cinema di Ingmar Bergman e al teatro di Cechov, con un trio di sorelle, le loro esistenze nevrotiche e gli intricati rapporti famigliari. L’anno successivo arriva la dichiarazione d’amore di Allen alla sua città, “Manhattan”, un meraviglioso film in bianco e nero sugli intricati legami sentimentali del protagonista (Allen), che vede la presenza di Diane Keaton, di una giovanissima Mariel Hemingway e di Meryl Streep in una piccola parte. Protagonista assoluta la “Grande Mela” sulle note di Gershwin.

Negli anni seguenti i film si susseguono con alti e bassi di critica e di successo al botteghino: impossibile dimenticare il camaleontico protagonista di “Zelig” (1983), metafora paradossale dell’uomo moderno, “Hannah e le sue sorelle” (1986), un film che delinea con tratti dolce-amari la personalità di tre donne e i loro complicati rapporti sentimentali, e “Radio days” (1987), nostalgico omaggio agli anni d’oro dei programmi radiofonici. In anni più recenti Woody ha cominciato a sfornare un film all’anno, spesso ritornando sui temi fondamentali della sua cinematografia, ma non sempre con storie originali e idee brillanti, degne dei film passati. Spesso i film più riusciti sono quelli legati a protagoniste donne, che Allen ha sempre rappresentato con grande acume. Ricordiamo la ruggente New York anni ’20 di “Pallottole su Broadway” (1994), Oscar all’interprete Dianne Wiest nei panni di una passionale attrice teatrale di mezza età innamorata di un giovane commediografo, “La dea dell’amore” (1995) con una spassosa Mira Sorvino nei panni di una prostituta ingenua e dal cuore d’oro, premiata dall’Academy come miglior attrice, e il recente “Blue Jasmine” (2013), che ha visto vincitrice dell’Oscar la sua bravissima interprete Cate Blanchett.

Per alcuni l’appuntamento annuale con i film di Woody al cinema è quasi un rito; noi, in attesa della riapertura delle sale e di vedere il suo ultimo lavoro cinematografico, “Rifkin’s festival”, non manchiamo di fargli tanti auguri e di ringraziarlo per tutte le storie che ci ha regalato, nelle quali spesso ci siamo riconosciuti.

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