giovedì, Settembre 24Settimanale a cura di Valeria Sorli

Viaggio in Montenegro con Maradona

Alcuni anni or sono, ricevo un invito per presenziare ad un evento a Kotor, in Montenegro. Si trattava di una manifestazione sportiva, vari incontri di tennis con i più grandi tennisti del passato, congiunto ad un evento di moda. Accetto, e mi dicono che farò un viaggio con aereo privato, partenza da Linate, con altre 3 persone, dei quali non mi danno informazioni, ma non reputavo necessario sapere con chi avrei viaggiato. Arrivo all’aeroporto e all’imbarco incontro i miei compagni di viaggio.

“Hei Albiero, como estas?”, mi dice uno dei tre: era Diego Armando Maradona, già nella fase post carriera da calciatore, decisamente fuori forma, che avrebbe partecipato al torneo per beneficenza, misurandosi con Boris Beker, John McEnroe, Jymmy Connors, Bob Bryan, Roger Federer, Ilie Nastase, Ivan Lendl e altri che non ricordo i nomi, ma con i quali abbiamo soggiornato nello stesso hotel, io ho visto le loro gare e loro la mia sfilata ALV. Ma torniamo all’aeroporto “Olà Diego, que tal? Che sorpresa vederti qui!” “guarda, guarda qui, ho ancora il tuo porta passaporto che mi hai regalato  da muito tempo!” e mi mostra il porta documenti, ormai sbiadito, e in pessime condizioni, tant’è che gli promisi che al ritorno gliene avrei fornito uno nuovo.

In realtà, all’epoca, non lo regalai a lui direttamente ma alla moglie Claudia che conobbi a Buenos Aires durante un’altra mia sfilata (che racconterò in un altro articolo), e  Claudia lo aveva consegnato a Diego, che avevo conosciuto a Roma, addirittura prima di iniziare la mia carriera, perché veniva da Napoli a Roma dal suo fisioterapista, il quale  per caso aveva lo studio sopra il negozio di arredamenti per il quale lavoravo. Lo conobbi e vidi molte volte, sempre con un saluto amichevole, poi la mia vita cambiò, divenni “lo stilista viaggiatore” ed ebbi l’opportunità di rincontrarlo e al quel punto aveva già in mano il mio porta passaporto. Gli altri due viaggiatori erano ex calciatori (non ricordo i nomi), che erano diventati “agenti” della star Maradona, non facile da gestire, per la fama mondiale professionale e per tutte le vicende e traversie che lo avevano coinvolto dopo la sua “fuga” dall’Italia e tutte le complicanze che aveva con il fisco. Salimmo a bordo, e neanche il tempo di decollare che già dormiva come un ghiro. Un paio d’ore di volo sul piccolo aereo a 4 posti + i due piloti, ed arriviamo a Podgorica, con breve trasferta su limousine a Kotor, e via in hotel. Ci saremmo rivisti la sera alla cena di gala, con lui e tutti le star del tennis. Passai due giorni sugli spalti di una lussuosa struttura con 8 campi da tennis, e pur non essendo un tifoso di questo sport mi divertii molto a veder con quale determinazione si scontravano gli ex sportivi, sfidavano a turno Maradona, che ovviamente non brillava come nel calcio, ma era l’attrazione per la riuscita dell’evento, che in effetti ebbe una grande risonanza locale, e gli sponsor (costruttori edili) erano soddisfatti dell’organizzazione, che prevedeva appunto anche una mia sfilata.

Ed ecco che arriva il giorno della moda, anzi la sera, in piazza, davanti alla Cattedrale con una diretta televisiva nazionale. Sfilano alcuni stilisti locali, poi è il mio turno, con 15 modelle e 10 modelli, tutti locali, e si sa le bellezze montenegrine sono rinomate; da Bucarest era arrivata una cara amica, Prisna, con la quale avevo già fatto varie sfilate nei paesi dell’est, e lei con il suo team era nota per la sua bravura nella regia, luci, e tempismo: in effetti tutto filò liscio con calorosi applausi. La serata veniva chiusa dal Grande Maestro dell’alta moda romana, Renato Balestra, un uomo così generoso, che avevo già incontrato varie volte, in eventi in Italia e all’estero, e spesso si dice che tra stilisti c’è “distanza e freddezza”… non era proprio il caso del Sig. Balestra, anzi Renato, come voleva essere chiamato senza sovrastrutture sociali, che mi ha sempre dimostrato apprezzamento, stima e sincera amicizia. Grazie Renato! Ho sempre contraccambiato la sua cortesia con altrettanta, tant’è che mi capitò di essere io ad invitarlo ad una sfilata a Gela, organizzata da un caro amico, al quale proposi Balestra e Valeria Marini, che accettarono, in nome della nostra lunga amicizia.

Kotor fu una bellissima esperienza, ovviamente su questi mercati non ero presente con la vendita dei miei prodotti, ma la pubblicità che ne scaturiva, di riflesso portava i Montenegrini, viaggiando a Milano, a venire in boutique a fare shopping.

A Gela fu un poco più complesso, l’organizzazione, nonostante le ottime intenzioni dell’amico Paolo, aveva incontrato non pochi ostacoli, dovuti anche a gelosie locali, e l’esclusione di alcuni stilisti Gelesi, che erano prettamente “atelier per spose”, e dunque qualche scaramuccia venne fuori, ma il pubblico non si accorse di nulla, e anche qui, applausi di routine.

Ho sempre amato fare le sfilate nelle passerelle milanesi, durante la settimana della moda, ma l’evento in piazza, le scalinate delle località marine, i templi siciliani o campani come sfondo, Otranto e Capri, la Sardegna o le località balneari del Ravennate, il pubblico vero in sala, danno un calore diverso, e il rapportarsi con la vera Clientela dà una emozione intensa.

Ho sfilato in tutto il mondo, grazie ad una cara amica giornalista, e curatrice di una rassegna dal titolo “50 anni di moda Italiana”, Fiorella Galgano, grande professionista e determinata organizzatrice che non finirò mai di ringraziare per avermi portato in tutto il mondo, allora in sinergia con i vari ICE, Istituto per il Commercio Estero, (oggi inesistente), da Shangai a Kuala Lumpur, da Salonicco a Panama, da Lima a Brasilia, da San Paulo a Rio, daBucarest a Belgrado, e la più emozionante è stata quella di Serajevo, appena finita la guerra, ancora con i territori della ex Jugoslavia da suddividere. Era una manifestazione di “presenza”, per dimostrare al mondo che dopo tanta distruzione e odio, la città si rimetteva in piedi. Oltre alla mia sfilata, sulla passerella di un vecchio teatro, stracolmo di gente, una ventina di giovani locali portavano in passerella le loro creazioni, e il momento davvero toccante era il finale di ognuno di loro, che oltre alle creazioni contemporanee, portava in scena una divisa, un vestito, una capo,  di una parente morto in guerra, per onorarne la memoria. Sicuramente la sfilata più emotivamente gratificante alla quale abbia mai partecipato.

Altre sfilate nel mondo nei prossimi racconti.

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