mercoledì, Dicembre 11Settimanale a cura di Valeria Sorli

Un sguardo tra i capolavori di de Pisis

«Nella nuova pittura vengon così a porsi sul primo piano i sentimenti che agitano l’artista. Un mare sereno o tempestoso, lontano, sotto un bel cielo palpitante a sfondo di una natura morta, non sarà solo elemento ambientale, o decorativo come nelle pitture secentesche del Recco o di un garrulo fiammingo, ma nostalgia sottile e tortura di senso. Il cielo sarà “il tremendo soffitto” del Baudelaire. E una figura in un paese non sarà la solita macchietta pittorica, ma un segno, sia pure distratto, di un fantasma interiore».

La citazione di Filippo de Pisis nei suoi saggi e nelle sue Confessioni dell’artista, celebrato con un’ampia retrospettiva di oltre novanta opere al Museo del Novecento di Milano, riflette in parte la sua personalità. Poeta e pittore versatile con una predilezione per l’orticoltura, definito anche botanico flâneur, possedeva infatti un erbario che fu poi donato all’Università di Padova, ha attraversato i movimenti pittorici del Novecento senza mai entrare a far parte a una corrente artistica in particolare.

L’esplorazione della natura con gli splendidi paesaggi di montagna realizzati durante i suoi soggiorni nel Cadore o a Cortina, è il punto di partenza di questa raffinata mostra, curata in maniera impeccabile da Pier Giovanni Castagnoli insieme a Danka Giacon, conservatrice del Museo del ‘900, attraverso un’accurata selezione di opere provenienti da importanti collezioni museali italiane quali: Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, Mart di Trento e Rovereto, Museo delle Regole Mario Rimoldi di Cortina, Galleria d’Arte Moderna di Torino, Ca’ Pesaro di Venezia e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.

Avvicinando in un percorso cronologico tanti capolavori del maestro nato nel 1896 a Ferrara, e scomparso dopo molte difficoltà nel 1956 a Milano, è possibile cogliere lo stile personale affinato durante i suoi numerosi viaggi. Si parte dalla metafisica, svelata nel 1916 con l’incontro dei fratelli Giorgio de Chirico e Alberto Savinio, ai superbi squarci di Parigi, dove visse per molti anni coltivando amicizie con Braque e Picasso, sino alle immancabili nature morte e i ritratti che lo contraddistinguono per le originali soluzioni compositive. Si veda la “Natura morta marina” del 1924, dove gli oggetti, gli animali o i fiori spesso inseriti in maniera casuale, conducono lo spettatore alla visione di uno sfondo più aperto e libero.

Seguono gli ultimi anni, i più difficili di de Pisis. Alla Biennale di Venezia gli negano il Gran Premio della Giura a causa della sua omosessualità. Infine, i lunghi ricoveri nella clinica psichiatrica di Villa Fiorita. La rassegna, correlata da un catalogo Electa, sarà ospitata – nella primavera del 2020 – al Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps con un vagliato nucleo di opere e di disegni che completerà, in modo esaustivo, il lavoro di questo grande artista.

 

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