venerdì, Marzo 5Settimanale a cura di Valeria Sorli

Sergio Vastaroli- Il linguaggio arcano dei colori

Disegno e pittura sono espressioni congenite dell’essere umano. I primi reperti risalirebbero a quasi
40.000 anni fa, rappresentando forme più o meno colorate di mani umane e animali, definiti come
pitture rupestri.
Può il solo colore rivelare la bellezza interiore di un’opera d’arte? E’ la domanda che ci si pone
scoprendo e osservando i quadri di Sergio Vastaroli.
La “luce” dei luoghi cari in cui abita Sergio dialoga con il colore che utilizza nei piccoli particolari
come nelle più ampie spaziature. Paesaggi e volti in primo piano che interrogano attraverso le più
svariate espressioni.
Dal violetto al rosso le facciate dei caseggiati rappresentati, diffondono tutta una spettacolare
luminosità così come ricevuta dal vero. Che cos’è un pittore in fondo se non un creativo della luce.
Le tinte naturali dei mattoni delle case di Monterubbiano riprodotte nei fantasiosi disegni naïf,
riportano ai colori suggestivi che ci regala la natura in ogni stagione e che non sfuggono a Sergio,
attento osservatore. Ed ecco cogliere il marrone delle foglie marcescenti, il grigio di mattinate
invernali e nebbiose, il cielo plumbeo che poi interpreta nell’incanto dei suoi numerosi fogli una
volta rientrato alla propria casa. Accade che a Monterubbiano, come in altri borghi collinari, in
qualsiasi stagione tutto acquisti sapori differenti e le colline arate con meticolosa cura, rendano
atmosfere affascinanti e poetiche in cui ritrovare inaspettate tranquillità.
Ma chi è Sergio Vastaroli? Nasce a Fermo nel 1985, genitori entrambi medici. Frequenta l’Istituto
Agrario di Ascoli e Macerata ma la sua principale passione è rivolta alla pittura.
Nei suoi quadri è possibile apprezzare la magica atmosfera di scorci incredibili e in tinte sempre
decise e brillanti. Il colore che preferisce è il blu che nell’arte orientale, rappresenta l’intelletto, la
verità, la fedeltà, la costanza.
Il blu è il colore della grande profondità, per i buddisti è il Cielo, purificante, oltre ad essere il
colore dello spazio. Induce all’introspezione il blu, alla sensibilità, alla calma e serenità.
Alla domanda quando abbia iniziato a disegnare e dipingere mi risponde con un genuino sorriso.
“Da bambino disegnavo per il desiderio di raccontarmi.
Il tempo che dedico a questa passione è la sera, in cui posso avere uno spazio tutto mio.                                Ed è così che libero i pensieri, i vissuti e le emozioni della giornata. Attraverso i quadri creo tutte quelle
sensazioni che magari, non sempre riesco ad esprimere a parole. La mia creatività nelle immagini
diventa anche piccolo racconto e poesia”.
L’arte è libertà che permette una comunicazione immediata, spontanea, istintiva.
La produzione artistica di Sergio trova terreno fertile anche in famiglia. In casa l’arte e la cultura
sono presenti ovunque: nei quadri, nelle ceramiche, nei libri di Poesia della madre Anna Maria
Daina psichiatra e che ha saputo accompagnare e sempre incoraggiare le scelte artistiche di Sergio.
Nulla di informale nei quadri di questo giovane pittore, nessun bisogno di particolari
“interpretazioni”, il significato è immediatamente leggibile e chiaro. Ma il suo talento per l’arte lo
esprime anche nei brevi racconti che accompagnano i suoi dipinti e attraverso il teatro, la musica
jazz che strimpella al pianoforte.
Ad agosto 2020 presso la Galleria dell’Arco ad Altidona (FM) ha avuto l’opportunità di allestire
con grande successo e partecipazione di pubblico un’esclusiva Personale in cui l’amore per il
territorio di Monterubbiano, si palesa attraverso quella particolare luce e colori da cui trarre
energia. Le stesse pietre degli edifici ne raccontano la storia. Tornano alla memoria le passeggiate
coi nonni di quand’era bambino, le fiabe ascoltate infinite volte, gli incontri con la gente di paese
nel negozio del nonno con gli occhi stupiti dei bimbi.
Importanti sono state per lui le uscite col padre alla scoperta del territorio circostante come le grotte,
che Sergio ricorda e ritrae in sfere di pietra hanno forme gioiose e giocose. La grotta non è
interpretata come un tugurio, ma come una sorta di grembo materno confortevole. Altro elemento
ridondante dei suoi quadri è il campanile senza campane della chiesa di San Francesco del suo
paese, ora Polo Museale e che fin da piccolo lo interessava proprio per quelle campane mancanti,             mai collocate perché lo stesso campanile non avrebbe retto l’urto delle onde sonore e delle
conseguenti vibrazioni. La sua vita fantastica gli fa da supporto sempre e comunque e tutto questo
grazie anche a quel languido senso di noia che torna utile all’umana quotidianità perché spesso
promotrice di creatività uniche.
Henry Ward Beecher ha lasciato detto: “Ogni artista intinge il pennello nella sua anima, e dipinge la
sua stessa natura nelle sue immagini” e questo Sergio Vastaroli, pittore e artista di Monterubbiano,
lo ha compreso benissimo.

A cura di Stefania Pasquali

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