mercoledì, Febbraio 19Settimanale a cura di Valeria Sorli

Ricordandoci sempre

 

C’è molta retorica in questi giorni mentre scarne parole asciutte starebbero meglio, come abiti su misura che calzano a pennello, senza fronzoli, senza orli debordanti.

E un silenzio vero, potente, vale più di mille frasi di circostanza.

Sui social rispetto agli anni scorsi, il memoriale della Shoah e di quell’infinita quanto struggente tragedia ha colpito al cuore, nel ricordo. E’ stato un frenetico postare, immagini, commenti, sentori.

“Mai più”, la frase più ricorrente, certo. E’ giustissimo ma ci sono ora dei nuovi momenti di tensione, nel mondo, fra di noi, anche a volte guardandoci solo negli occhi.

Il ricordo di vite spezzate brutalmente nelle camere a gas nei vari campi di sterminio, non copre il sussurro timoroso dell’angoscia di possibili ritorni. Ce ne rendiamo conto in molti, ma alcuni si ostinano a vario titolo a dire che no, non sarà così… ma la democrazia va protetta sempre, come ogni creatura di questa terra.

In molte persone c’è la chiara percezione che pagine di democrazia, nel mondo, stiano lasciando il passo a quella furia revisionista e negazionista che impone la legge della brutalità ora in piazza, ora in corteo, ora in famiglia. No non si può fare di tutta l’erba un fascio, certamente. Ma resta l’amaro in bocca, un forte senso di fastidio a vedere certe pantomime ipocrite sui social, quanto nel reale.

Siamo comunque figli del benessere economico occidentale, non dovremmo mai dimenticarlo, e ci farebbe molto bene leggere testi di storia e aprire bene gli occhi davanti a certi modi di fare e di essere.

Dopo la lettura di “Se questo è un uomo” di Primo Levi e la visione di alcuni film intimi quanto drammatici sul tema, non resta che affidarsi alla poesia.

Non a caso, soffermarsi a sentire le dirette quanto stoccanti parole di Eugenio Montale ci riporta al momento, alla prova davanti alla quale nessuno può indossare le maschere o i personaggi di Pirandello.

Al limite non si fiata, si resta appesi ad un tempo indeterminato ma sferzati dalla frusta dell’imponderabile e della vita stessa.

 

“Non Chiederci La Parola”

 

“Non chiederci la parola che squadri da ogni lato

l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco

lo dichiari e risplenda come un croco

perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l’uomo che se ne va sicuro,

agli altri ed a se stesso amico,

e l’ombra sua non cura che la canicola

stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,

sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.

Codesto solo oggi possiamo dirti,

ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.”

 

I poeti sono e restano nell’eterno momento presente …

 

 

 

 

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