martedì, Dicembre 16Settimanale a cura di Valeria Sorli

Mostra Diocesano di Tortona

Il Museo Diocesano di Tortona ospita la mostra “Pellegrini di speranza.
Bovo, Contardo, Rocco” nell’ambito del progetto nazionale indetto da Papa Francesco per il Giubileo 2025 “Nel tuo nome. L’arte parla di comunità”. La consulta Beni Culturali Ecclesiastici del Piemonte ha sviluppato la tematica “Comunità in cammino” e la Diocesi di Tortona ha avviato l’allestimento della mostra dedicata a tre Santi pellegrini legati alla devozione popolare del territorio, simboli di fede e protettori della comunità. In un percorso espositivo di opere pittoriche, scultoree, oggetti devozionali e testimonianze documentarie, la mostra racconta il legame tra spiritualità, pellegrinaggio ed iconografia sacra lungo un arco temporale dal XIV al XX secolo.

Giovane di origini provenzali, San Bovo visse nel X secolo e viene raffigurato come un nobile cavaliere, elegantemente vestito. Nella sua giovinezza partecipò ai conflitti contro i Saraceni e fu durante gli anni di quelle battaglie che maturò l’idea di abbandonare le armi evotarsi a Dio, dedicandosi alla carità e alla devozione. Durante un viaggio per Roma, si ammalò e morì nel 986 a Voghera, dove cominciarono
a verificarsi diversi miracoli; divenne protettore del bestiame, forse in virtù dell’assonanza col suo nome. Nell’iconografia artistica viene rappresentato con uno stendardo raffigurante un bue. Tra le opere in
mostra è presente il “Polittico di San Bovo” (1495) dal sapore ancora tardogotico di Manfredino Boxilio, pregevole pittore del territorio tortonese, in cui San Bovo, volto giovane e intenso, indossa un elegante
mantello ed una veste alla moda del tempo.

San Contardo, appartenente alla nobile famiglia ferrarese degli Estensi, condusse una vita profondamente religiosa e intraprese un pellegrinaggio nel 1244 a Santiago de Compostela. Anni più tardi, giunto stremato a Broni per il lungo cammino nel 1249, pregò Dio di poter morire lì, se quella era la sua volontà. Morì pochi giorni dopo.
Contardo, in seguito ad eventi prodigiosi, divenne presto patrono della cittadina e nell’arte viene rappresentato con abiti da pellegrino, bastone e conchiglia, simboli della sua vita ascetica dedita al viaggio
spirituale. Francesco Stringa, pittore barocco modenese, dipinse nel 1699 “I Santi Geminiano, Omobono e Contardo” nel gonfalone ovale della città di Modena, eccezionale prestito proveniente dai musei civici della
città emiliana.

Decisamente più noto, San Rocco è rappresentato in moltissime occasioni in scultura e pittura, spesso insieme a San Sebastiano. Rocco visse nel Trecento e si dedicò alla cura dei malati e ad opere di carità,
compiendo guarigioni miracolose. Contagiato dalla peste, si rifugiò in un bosco nei pressi di Piacenza, quando un cane proveniente da una dimora vicina cominciò a portargli ogni giorno una pagnotta fino
alla sua guarigione. Il culto di San Rocco è tra i più importanti della cristianità, invocato contro le epidemie di peste; nell’iconografia artistica è rappresentato con una piaga alla gamba e il cane a fianco a lui. La mostra tortonese espone una “Sacra Famiglia con San Giovanninotra i Santi Rocco e Sebastiano” (1540) di ignoto pittore milanese proveniente dalla Chiesa di San Calocero di Sale (AL) ed un “San Rocco” (1530) di pittore piemontese proveniente dalla Chiesa collegiata di San Giovanni Battista di Casei Gerola (PV). Vestito alla moda del tempo con eleganti accordi cromatici, la figura di San Rocco, dalle belle fattezze
giovanili, è rappresentato in primo piano in un paesaggio campestre con castello fortificato sullo sfondo, mentre un vivace cagnolino gli porge un tozzo di pane.

La mostra, arricchita da manoscritti e stampe, preziose fonti documentarie per comprendere il culto dei tre Santi nel territorio diocesano, è visitabile fino al 30 novembre 2025 ed è per il visitatore un’occasione per approfondire l’iconografia artistica su questi tre santi ed un momento di riflessione spirituale.

A cura di Stefano Pariani