sabato, Agosto 8Settimanale a cura di Valeria Sorli

Iva Zanicchi- Sono nata di Luna buona

Iva Zanicchi è unica, una fuoriclasse, un’icona. Tutti noi la conosciamo ma per chi desidera iniziare un
viaggio nell’Italia della rinasciata attraverso i fatti incredibili della sua vita consigliamo Nata di Luna buona,
l’autobiografia uscita lo scorso ottobre per le edizioni Rizzoli e già cult. Incontriamo Iva durante una delle
tappe del tour teatrale, questa volta al Teatro Comunale di Vercelli: 2 ore di intenso spettacolo durante il
quale Iva stessa si racconta con tanti particolari curiosi, battute, racconti inediti e soprattutto tanta buona
musica.
Iva, nuovamente autrice dopo Polenta di castagne: come nasce questo libro?
Amo molto scrivere. Avevo questo libro nel cassetto da tempo ma ero molto reticente nel proporlo ad un
editore, finchè quasi per caso ho conosciuto uno dei responsabili della Rizzoli libri che mi ha dato la
motivazione giusta per andare avanti.
Come mai avevi questa reticenza?
Perché sapevo di essere stata trasparente e avevo paura di essere giudicata: mi sono raccontata senza
riserve, toccando talvolta aspetti molto intimi della mia vita privata. D’altra parte io sono fatta così: diretta
e verace.
Non manca però l’ironia!
Ovviamente! Amo essere autoironica! Se penso da dove sono partita! Sono nata in una frazione dove non
c’era nemmeno la strada asfaltata, eravamo una famiglia molto modesta. Ho raccontato la mia vita
pensando a quante persone come me hanno vissuto il Dopoguerra, la voglia di ricostruire l’Italia, il
desiderio di farcela, il sogno della musica. I primi passi, la prima radio, il primo Sanremo al bar, la mia vita
da bambina ribelle, la folgorazione per il canto: sembra incredibile tutto quello che è accaduto! Non solo
sono stata a Sanremo, ma l’ho vinto per be tre volte! Vedi, mi sentivo che nella vita avrei fatto qualcosa di
completamente diverso dagli altri, forse grazie a questa buona luna.
Un episodio fra tutti?
Certo, la mia nascita!Tutti in famiglia aspettavano il maschio, invece ero nata io. L’unico che mi aveva
voluto salutare, mosso dall’affetto e dalla curiosità, era stato il mio bisnonno Lorenzo. Appena lo aveva
visto mia madre si era messa a piangere: “Oh nonno, che disgrazia, è nata un’altra femmina e per di più
bruttina”. Al che lui si era affacciato sulla cestina e aveva pronunciato queste parole: “Oddio, non è poi così
bruttina, questa bambina è nata con la Luna buona, sarà fortunata!”
Quando hai iniziato a cantare?
Da sempre! Sa bambina cantavo nell’osteria della nonna, facevo il contralto in un coro di alpini, cantavo in
chiesa in occasione di battesimi e persino di funerali! Volevo sempre cantare e non sapevo come fare. Mio
papà, che non era tanto contento di questa mia passione, mi aveva costruito una piccola casetta su un
albero vicino a casa e mi mandava lì a esprimermi pur di non sentirmi!
Che cosa ami di più di te stessa?
La curiosità e la voglia di fare!

Tra poco inizia il Festival: ti piacerebbe tornare all’Ariston?
Eccome ma la vedo molto difficile se le dinamiche restano quelle che sono. Vorrei tornare per cancellare
l’ultimo tremendo Sanremo di 10 anni fa quando Roberto Benigni mi massacrò umiliandomi come donna e
come artista, in modo del tutto ingiusto e immotivato. Non sono una persona che porta rancore ma quel
Sanremo è stato uno dei momenti più brutti di tutta la mia carriera.
Ti piace la Tv di oggi?
Alcune cose si, altre no. Sono felice di essere parte di All together now, un programma che apprezzo molto.
E in musica? Ci sono novità che bollono in pentola?
Un pezzo con J-Ax, una bomba!
Tra le varie sfide che hai accettato hai fatto anche tanta politica: rifaresti questa scelta?
Certo! Rifarei tutto quello che ho fatto. E’ stata un’esperienza meravigliosa e in un certo modo ho riscattato
pure mio padre che si candidò alle comunali nel partito socialista e non lo votò nessuno, nemmeno mia
madre!

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