mercoledì, Novembre 25Settimanale a cura di Valeria Sorli

In ricordo di Sean Connery, da mitico 007 all’Oscar

“Il mio nome è Bond. James Bond”. Con queste parole Sean Connery è entrato nell’olimpo delle star, interpretando una vera e propria icona cinematografica: l’Agente 007 nato dalla penna di Ian Fleming. Connery ci ha lasciato in questi giorni, il 31 ottobre, dopo essersi ritirato dalle scene ormai da alcuni anni.

Nato a Edimburgo nel 1930 da una famiglia di umili origini, Connery svolge da giovane una varietà di lavori per mantenersi, come lavapiatti, muratore, bagnino e modello per l’Istituto d’Arte. Grazie al suo fisico atletico e alla non indifferente altezza (1,90 mt), comincia a farsi notare in piccole parti a teatro e al cinema, fino ad imporsi negli anni ’60 come il sexy e ironico agente segreto inglese al servizio di Sua Maestà. Dopo una serie di film di successo legati alla saga di Bond, Connery decide di non identificarsi ulteriormente col quel personaggio e dimostra la sua versatilità come attore in altri ruoli, lavorando con importanti registi, come Alfred Hitchcock (“Marnie”) e Sidney Lumet, con cui realizza diverse pellicole (“La collina del disonore”, “Rapina record a New York”, “Assassinio sull’Orient Express”).

Dopo un malinconico e non più giovane Robin Hood in “Robin e Marian”(1976) accanto ad Audrey Hepburn, la consacrazione definitiva come attore da parte della critica arriva negli anni ’80 col ruolo di Guglielmo da Baskerville ne “Il nome della rosa” (1986) di Jean-Jacques Annaud e con il riconoscimento più importante, l’Oscar ottenuto interpretando il poliziotto irlandese Jimmy Malone nel film di Brian De Palma “Gli intoccabili” (1987), al fianco di attori come Kevin Costner e Robert DeNiro.

Più passano gli anni e più Sean Connery guadagna in fascino, tanto da non sfigurare accanto a partner più giovani, come Michelle Pfeiffer (“La casa Russia”), Julia Ormond (“Il primo cavaliere”), Catherine Zeta-Jones (“Entrapment”). Tra gli ultimi lavori “Scoprendo Forrester” (2000) diretto da Gus van Sant e “La lega degli uomini straordinari” (2003), con cui dà l’addio alle scene, non identificandosi più nella moderna industria cinematografica.

Da sempre sostenitore della causa scozzese, Connery è apparso più volte in pubblico indossando il tipico kilt, rivendicando l’indipendenza della sua terra: “Non sono un inglese – aveva dichiarato – non lo sono mai stato e non lo sarò mai. Sono uno scozzese e tale resterò per sempre”. Le sue ceneri saranno disperse in Scozia dalla vedova Micheline Roquebrune, secondo le volontà dell’attore.

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