mercoledì, Settembre 23Settimanale a cura di Valeria Sorli

Eleonora Perolini: “Arpademia”, la musica del benessere

Da secoli è testimoniata la relazione benefica tra musica e guarigione. Attualmente l’influenza delle note musicali su persone di età e culture diverse è ampiamente documentata. Eleonora Perolini arpista concertista, docente di ruolo diplomata in Arpa al Conservatorio G. Verdi di Milano nel 1988, affianca alla sua attività la ricerca sulla vibrazione della corda, prodotta dallo strumento e già diffusa negli Stati Uniti dove si usa all’interno di strutture sanitarie e di benessere.

Nel 1988 Eleonora vince il Concorso del Jeunes de la Mediterranée come Prima Arpa ed è finalista per le audizioni Ecyo alla presenza di direttori d’orchestra di fama internazionale tra cui Claudio Abbado e Riccardo Muti. Insegna Musicoterapia e Arpaterapia, con comunicazione e risposta al Ministero della Sanità dal 2002, all’Università Popolare dell’Alto Monferrato e nelle Mozart2000 School di Acqui Terme e Alessandria.

L’Arpaterapia è una nuova realtà…

Il suono dell’arpa muove l’anima e il corpo, grazie alla sua cassa armonica che amplifica notevolmente le vibrazioni delle corde, in modo tale che la melodia raggiunge il sentire dell’individuo creando un benefico effetto interiore, uno stato di calma e di rilassamento.

Tutto questo è facilitato dal fenomeno acustico delle onde sonore, prodotte dalla percussione della corde che infondono una condizione di benessere, stimolando un vero e proprio massaggio corporeo.

L’arpaterapia trova numerose applicazioni con bambini, adulti e anziani, affetti da diversissime patologie e può essere praticata in svariati contesti, ospedalieri, olistici, ecc.

Come è nato questo progetto e quando?

Nel 2000 grazie a mia figlia Victoria che oggi ha 17 anni. In gravidanza, mentre navigavo in internet, in quanto messa obbligatoriamente a riposo, sono stata folgorata da un articolo.

A Nashville negli Stati Uniti, alla Vanderbilt University Medical Center, ai neonati meno fortunati che lottavano fra la vita e la morte, venivano strimpellate dolci melodie grazie ad un’arpa alta sei piedi per favorire la loro guarigione. Così mi sono documentata e insieme ad un team di medici è nata Arpademia (Centro Internazionale di Musica e Cultura), la prima scuola di Arpa Curativa in quanto la parola terapia non ci era stata concessa.

Che differenza c’è tra il suono dell’arpa e quello del violino a livello energetico?

L’arpa è diversa da tutti gli altri strumenti. Le corde sono pizzicate con le mani e

questo genera un suono sempre piacevole. Non dobbiamo dimenticare che già Re David placava le ire di Salomonecon una piccola Arpa, che i Bardi curavano i guerrieri feriti tornati dalle battaglie col suono dell’arpa, e non ultime le vibrazioni che attraverso la frequenza che è stata confrontata a quella della voce umana apporta un senso di comunicazione e di quiete che uno strumento ovviamente sempre privo di emozioni può offrire.

In Italia è stata riconosciuta questa disciplina?

L’Arpademia è l’unica ad aver ottenuto i crediti Ecm sia per gli operatori sanitari che per gli operatori olistici. Questo per far capire che cerchiamo di offrire una garanzia a coloro che si rivolgono a noi sia per diventare operatori del Centro che per iniziare nuove collaborazioni.

Come si svolge l’attività nell’istituto?

Arpademia non vuole essere sostituta di nessuna cura. In Italia operiamo in un centinaio di sedi e l’Arpa è un integratore alle terapie, una somministrazione di vibrazioni che apportano calma. La nostra metodologia è depositata e si basa su protocolli di ricerca, ovviamente fattibili su questo percorso, e si avvale di musiche scelte e create appositamente per ogni tipologia patologica. Questa è la nostra peculiarità. Nulla è lasciato al caso ma ogni seduta è strutturata su misura sia per l’operatore che per i fruitori.

Cosa rispondi a quei medici scettici che basano il loro lavoro esclusivamente su prove scientifiche?

Che hanno ragione! Ma che se si creano delle vibrazioni che abbassano l’ormone della prolactina, il battito cardiaco si regolarizza e la persona gode di uno stato di quiete, tutto questo coadiuva una terapia e aiuta a stare bene. Inoltre non ci sono effetti collaterali, tuttavia vorrei chiarire che, anche se i benefici sono molteplici, la guarigione non è garantita.

Un caso particolare che si è risolto con l’Arpaterapia?

Se per risolvere intendi constatare un avvicinamento della persona all’ascolto dell’arpa, posso dirti che in anziani malati di Alzheimer, persone in ambito di disabilità grave, si sono visti dei segnali che per me erano poca cosa ma che per gli esperti erano importanti.

Il 12 luglio la fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta ha organizzato un seminario in cui hai illustrato i principi dell’Arpaterapia. Come è andata?

Insieme al dott. Dario Caldiroli e alla Dott.ssa Monica Bricchi siamo partiti da pionieri 18 anni fa. Oggi ci sono le giovani dott.sse tra cui Eleonora Orena convinte di percorsi alternativi, una vera emozione! Siamo ancora qui ma non siamo più soli, la sala della biblioteca era piena di persone. Anche di medici, che hanno ascoltato, testato. Una signora presente sorda da una parte ha voluto provare ad appoggiare l’arpa e è riuscita a sentire le vibrazioni. Davvero emozionante!

Chi è per te La gente che piace?

Una rivista nuova, piacevole che non cade nel kitsch e che tratta argomenti particolari come questo grazie alla sensibilità del vostro Direttore Responsabile Valeria Sorli.

Print Friendly, PDF & Email