giovedì, Settembre 24Settimanale a cura di Valeria Sorli

Den Harrow- “Sanremo e un nuovo progetto discografico”

Oltre 22 milioni di dischi venduti, numeri record, un successo internazionale, un volto ionico degli anni ’80, poi momenti bui, il ritorno con il reality e ancora assenza dalle scene:
Den Harrow, ovvero Stefano Zandri, resta un mito degli anni d’oro, un novello icaro che ha volato davvero in alto nel mondo dello showbusiness internazionale.
Dopo un lungo periodo di silenzio fatto di rare apparizioni televisive, non poche polemiche sulla vita privata e silenzio dal punto di vista discografico, oggi Zandri ha trovato il proprio equilibrio insieme alla bellissima compagna Daisy Scaramella con la quale si divide tra Malaga e Viareggio.
Splendidamente in forma e con un’immagine degna di un uomo che ha fatto il patto con il Diavolo, Den Harrow è pronto a tornare sulle scene un’ultima volta con un progetto discografico nuovo di zecca e un grande desiderio: partecipare al Festival di Sanremo.
Ciao Stefano, partiamo subito dalle recenti dichiarazioni su un tuo prossimo ritorno discografico: è vero?
Si, in questo periodo si sono concretizzati diversi progetti che sembravano oramai sepolti nel tempo.            Un giovane autore italiano ha provinato un pezzo di cui mi sono innamorato: erano anni che non sentivo queste emozioni e poco a poco è nato il desiderio di tornare. Avevo oramai archiviato il mio passato artistico.
Avresti un desiderio per questo ritorno?
Si, il Festival. Vorrei presentare questo brano a Sanremo: potrei dimostrare a tutti chi sono veramente.           Un sogno prima di chiudere definitivamente la mia carriera.
Sarebbe la prima volta che parteciperesti al Festival?
Si, anche se in passato mi fu proposto due volte di parteciparvi: la prima nel 1988 e fu un errore non avere intrapreso quella strada, se non altro per dimostrare che so cantare! La seconda nel 2006 ma per ragioni di tempistiche anche questa partecipazione sfumò.
Nella tua vita hai fatto più errori o scelte giuste?
Ho sbagliato tanto, purtroppo. Con il senno di poi avrei dovuto seguire i consigli di mia madre: è grazie a lei che ho iniziato a lavorare nel mondo delle discoteche. Lei è stata il mio angelo custode, cucivamo i vestiti di scena, mi consigliava nei look. Poi un tumore l’ha portata via in pochi mesi: li è stato l’inizio della fine.         Mi sono reso conto di non avere mai superato questo distacco; la sua assenza mi ha fatto perdere la retta via, ho iniziato a fare scelte sbagliate, mi sono fidato di chi mi ha rovinato e così via. Però sono una persona di cuore e di passione, quindi non rinnego nulla, salvo la partecipazione ai reality: L’isola dei Famosi è stato un errore, un’esperienza bellissima come persona ma incoerente per il personaggio artistico: non c’era nulla di artistico e di scenico, mentre Den Harrow era ed è sempre arte e scena.
Il tuo libro, Nani, il bambino da 6 milioni di dollari, è bellissimo, un manifesto deglil anni ’80 e della tua vita.
Grazie, racconto me stesso senza pudore. C’è Stefano, i suoi sogni, le sue ambizioni, il suo successo da 22 milioni di copie vendute ma anche Nani, il bambino che vive in me, colui che mi ha aiutato a risalire dal baratro. Vorrei tornare a scrivere, vedremo, non chiudo questa possibilità.
Il mito di Den Harrow però ha continuato a sopravvivere negli anni e oggi con i social e Youtube sei molto seguito.
Si, grazie ai social mi seguono molte persone e grazie ai video su Youtube Den Harrow continua a vivere: credo di avere incarnato un ideale estetico unico all’epoca, facendo della musica dance una performance di intrattenimento in pieno stile anni ’80. In fondo ho fatto ballare milioni di ragazzi e ragazze.

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