mercoledì, Ottobre 23Settimanale a cura di Valeria Sorli

De Chirico e Savinio: Una mitologia moderna

 

Geniale, colto, enigmatico. Giorgio De Chirico è una delle figure più complesse del nostro secolo: come egli stesso amava definirsi, un Argonauta sempre in viaggio nell’ignoto dell’esperienza umana.

Ironico, raffinato e colto. Alberto Savinio rappresenta uno dei più straordinari casi di intelligenza in molteplici settori creativi. Musicista e compositore, diviene in seguito scrittore e approda alla pittura solo all’età di trentacinque anni. La sua vocazione musicale lo porta a comporre a sedici anni la prima opera ”Carmela”, suscitando molta attenzione.

 

A questi due geni, i «Dioscuri» dell’arte del XX secolo, è dedicata una grande mostra ospitata alla Villa dei Capolavori, sede Fondazione Magnani-Rocca di Traversetolo presso Parma, aperta dal 16 marzo al 30 giugno 2019.

I due fratelli hanno rivisitato il mito, l’antico, la tradizione classica attraverso la modernità dell’avanguardia e della citazione, traslandoli e reinterpretandoli per cercare di rispondere ai grandi enigmi dell’uomo contemporaneo; non a caso André Breton definiva il loro lavoro “indissociabile nello spirito”.

La rassegna presenta oltre centotrenta opere tra celebri dipinti e importanti lavori grafici, in un percorso espositivo che, dalla nascita dell’avventura metafisica, si focalizza su un moderno ripensamento della mitologia e giunge ad una vasta produzione per il teatro, documentata anche da preziosi bozzetti, figurini e costumi per l’opera lirica del Teatro alla Scala di Milano.

«Sono l’uno la spiegazione dell’altro» scriveva Jean Cocteau dei due fratelli De Chirico. Vicinissimi nei primi passi delle rispettive carriere, De Chirico e Savinio lavorano a stretto contatto nei primi anni parigini. Le visioni concepite da Giorgio in quegli anni, trovano un corrispettivo letterario nella poetica del fratello; nonostante il merito sia stato storicamente attribuito al genio di De Chirico, ad oggi è ormai riconosciuto il ruolo rivestito da Savinio nell’elaborazione della Metafisica.

L’esposizione – curata da Alice Ensabella dell’Università di Grenoble, e da Stefano Roffi, direttore scientifico della Fondazione Magnani-Rocca – si propone di ricostruire criticamente le fonti comuni dei fratelli de Chirico al fine di evidenziare affinità e contrasti nel corso della loro vasta carriera.

Anche un carattere difficile come quello di Giorgio viene ‘smussato’ dal fascino della seconda moglie Isabella Packswer, di origine russa, conosciuta come Isabella Far. Così egli scrive di lei: «Il suo intuito nelle questioni della pittura è sempre stato prezioso per me. Nessuno come lei riesce subito a giudicare a prima vista tanto le qualità quanto i difetti di un quadro». Isabella diventa anche la musa ispiratrice dell’artista, che la immortala in alcune opere più importanti degli anni Trenta. Nella tarda età Isabella segue l’organizzazione delle mostre e le pubblicazioni sul suo lavoro, attività che proseguirà anche dopo la scomparsa del marito. La mostra raffronta due personalità completamente diverse, ma di grande carisma. Da vedere.

 

 

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