giovedì, Ottobre 1Settimanale a cura di Valeria Sorli

Dario Ballantini: Vita da artista

 

Ci sono artisti capaci di distinguersi in un mondo fatto di emozioni e colori, creando con il loro innato talento un vero e proprio lavoro, certamente un po’ diverso dal consueto perché spinti dalla loro passione per la quale si distinguono, predisposti a trasmettere energia e buonumore.

Noi della Gente che Piace, non abbiamo resistito nel conoscere da vicino Dario Ballantini. Un personaggio poliedrico, di una simpatia unica, radicata nei suoi tanti personaggi che da sempre emula. Dario non è solo un attore trasformista, nel suo cuore alberga anche la passione per la pittura; la sua vita è come un dipinto di Van Gogh che trasfigura la realtà in favore del proprio “io”, capace di trasformare il colore reale per renderlo suggestivo, per far sì che riesca a suscitare emozioni, quelle emozioni che si accollano al suo personaggio, forse un po’ fantasioso ma del resto lui, d’immaginazione ne ha davvero tanta!

 

Sei un’artista completo con una bella carriera alle spalle; quanti anni avevi quando hai esordito nel mondo dello spettacolo?

Avevo tra 18 e 19  anni, ancora liceale.

 

Hai debuttato nel mondo del cinema accanto a un regista importante come Paolo Virzì. Com’è stata la tua esperienza e quanti film hai girato?

Una bellissima esperienza, ritengo che sia uno dei registi più importanti della nostra generazione. Per quanto riguarda la mia partecipazione, forse il migliore nel dirigermi, perchè ha una sensibilità ed un fiuto unici.

Ho girato con lui “ La prima cosa bella” e un piccolo ruolo in “ Baci e abbracci“

 

Striscia ti ha consacrato al grande pubblico, quanti personaggi hai rappresentato e quale dei tanti prediligi?

In tutto quasi 100 personaggi, naturalmente quello che mi ha portato al successo è Valentino, perché ha tirato fuori la mia vis comica ma ,secondo me ,dal punto di vista dell’imitazione perfetta, in testa ci sono Gino Paoli, Nanni Moretti e il Papa.

 

La tua vena artistica di personaggio poliedrico non si è fermata solo alle imitazioni, ma bensì hai proseguito il tuo cammino artistico verso il mondo dell’arte, respirando in toto l’atmosfera che coinvolgeva anche la tua famiglia. Sicuramente nel tuo cuore c’è il camice ancora sporco di pittura appeso alla parete, ci sono i quadri testimoni di migliaia di ore trascorse accanto a tuo padre quando dipingeva. Che ricordi hai di quei momenti e come ti sei avvicinato alla pittura?

Un ricordo un po’ triste perché mio padre ha smesso di dipingere quando io e mio fratello eravamo bambini. Sia per lui che per noi è stata una rinuncia nel vedere solo per poco le sue mani all’opera, di sicuro l’esperienza della sua pertinenza in materia di disegno, mi ha reso molto attento a non fare errori e non essere banale.

 

La tua pittura a quale stile appartiene?

Direi che dipingo il solco dell’espressionismo si potrebbe dire Neo espressionista ma oramai siamo al … Neo

Del neo …:) diciamo che mi sento un pittore libero, che avendo iniziato negli anni 80 non ha paura di usare il pennello come si deve, cioè facendo ancora una pittura di pennelli e di colore non per forza di altri elementi concettuali o contemporanei, lascio ad altri questo compito.

 

“da Balla a Dalla”, il tuo spettacolo che sta ottenendo molto successo. Raccontaci

Dalla è il racconto teatrale di una vita. Da giovane ero appassionato delle sue canzoni e del suo personaggio. Lo imitavo alla perfezione e lo disegnavo ovunque. In seguito la vita mi ha regalato la possibilità, non solo di conoscerlo, ma di far si che lui si avvicinasse alla mia pittura da ammiratore e poi addirittura da amico. Il suo grande regalo fu di venire a cantare gratuitamente per me ad una mia mostra, mentre nel 2009 dipingevo davanti al pubblico alla triennale Bovisa. Sul palco racconto tutto il suo percorso artistico, attraverso le mie sensazioni rispetto alle sue canzoni.

 

Da dove è partita l’idea di fare uno spettacolo dedicato al grande Petrolini?

Petrolini appartiene alla mia passione per il teatro, trasmessa da mio nonno che era stato un attore filodrammatico e me l’aveva fatto conoscere attraverso i suoi racconti. In seguito ho approfondito la sua conoscenza attraverso le trasposizioni di Nino Manfredi, Gigi Proietti, Enrico Montesano, Mario Scaccia e tutti i comici romani e non ,che hanno rielaborato i suoi testi e i suoi personaggi. Secondo me è stato il precursore di tutta la comicità italiana.Da giovane avevo già montato uno spettacolo su di lui, che poi avevo interrotto. Trovo  giusto che in questi anni in cui i Mass media, triturano tutto e scordano da chi siamo venuti, riportarlo sulle scene, esattamente come era più di 100 anni fa.

 

I tuoi progetti futuri?

Continuerò a sviluppare questi due lavori teatrali ,se posso ,uno su Dalla e uno su Petrolini ed a fare i miei spettacoli di imitazioni. Continuerò a fare mostre, e se me ne faranno fare, in preparazione c’è qualcosa di grosso a Venezia.

 

Chi è per te la Gente che Piace?  

La Gente che Piace per me è quella che mi arricchisce umanamente, e mi dà modo di essere arricchita. Gente che sa ascoltare e farsi ascoltare. Non è detto che sia quella che piace a tutti.

 

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