giovedì, Settembre 24Settimanale a cura di Valeria Sorli

Claire Denis-High Life

HIGH LIFE

Regia: Claire Denis

Anno: 2018

Con le sale in parte ancora chiuse e in piena estate è coraggiosa e lodevole la scelta di Movies Inspired di distribuire una serie di film al cinema, alcuni dei quali provenienti dalla selezione di prestigiosi festival internazionali. Tra questi si segnala “High Life”, primo film in lingua inglese della regista francese Claire Denis, un film di fantascienza ambientato nello spazio.

Siamo in un futuro in cui i viaggi interspaziali sono ormai una realtà quotidiana e tra questi ci sono astronavi che vagano in un viaggio interminabile portando a bordo soggetti pericolosi, avanzi di galera che hanno commesso gravi crimini e condannati all’ergastolo. L’umanità si libera così di loro, spedendoli nello spazio in viaggi senza ritorno alla ricerca di nuove forme di energia e di vita.

Su di una rudimentale astronave viaggiano solitari Monte (Robert Pattinson) e la figlia Willow, una bimba di pochi mesi destinata a crescere e a comprendere le cose al solo contatto del padre in un immenso vuoto e silenzio siderale. Col procedere del film si apprende tramite flashback che sull’astronave era presente un gruppo di giovani che ha commutato gli anni di prigione con la missione spaziale, al servizio della dottoressa Dibs (Juliette Binoche), ossessionata da esperimenti di riproduzione genetica. A seguito di incidenti, tensioni e pulsioni (anche di valenza sessuale) non controllate, l’equipaggio finisce gradualmente col decimarsi e resta in vita solo Monte con la piccola, nata da un esperimento-abuso della dottoressa scienziata.

Alla deriva da tutto e senza via di ritorno, Monte cresce Willow in un microcosmo nel quale non conoscerà mai la terra, la bellezza di una giornata di sole, le gioie dell’amore. Eppure in uno spazio angoscioso e desolato c’è ancora luogo per l’amore, quello di un padre per una figlia che deve crescere e che crescerà, come tutte, facendo domande ed interrogativi sull’esistenza al solo essere umano che possa conoscere, il padre. Il viaggio diventa esistenziale verso un pauroso e affascinante “nulla”, che porta i due ad un’estrema scelta finale: la ricerca di un’altra galassia, e di una nuova vita, sganciandosi dalla nave in uno spazio di buchi neri. Non sapremo come andrà a finire, ma saremo con loro anche quando le immagini del film svaniranno in sala.

Se l’idea dell’equipaggio che si (auto)elimina non è nuova nel panorama della fantascienza, è invece originale il senso di un’umanità smarrita, marcia, consumata, che vaga nello spazio senza futuro e senza speranza, mantenendo però vive pulsioni primordiali. Ottima la prova di Pattinson, a suo agio in un ruolo maturo ed equilibrato, protagonista di un film privo di particolari effetti speciali, ma carico di impatto psico-emotivo, dove l’eroe non è l’epico astronauta avventuroso, ma un uomo che cerca di preservare l’altrui vita – della figlia in questo caso – per un probabile futuro.

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