lunedì, Aprile 19Settimanale a cura di Valeria Sorli

Angelica Ricci- Lettera alla mia Italia

Cara Italia,

 

Stiamo vivendo un’epoca storica che verrà scritta nei libri dei nostri figli e dei nostri nipoti. Stiamo vivendo un periodo cupo e spaventoso, un momento che ci sta rendendo sempre più deboli. Non sappiamo cosa ha in serbo il futuro per noi e, a causa di questo, ci stiamo lasciando andare alla totale disperazione.

 

Le rivolte che si stanno muovendo in questi giorni, hanno un impatto negativo sulla fiducia che cerchiamo di mantenere sul ritorno ad una vita senza virus e senza distanziamento sociale. L’attesa è purtroppo ancora lunga ed è molto probabile che, finché non avremo in mano una cura, non saremo in grado di realizzare il nostro sogno.

 

A causa di ciò, tantissimi hanno perso il proprio lavoro: tra la poca domanda di beni e servizi accessori per poter far fronte alle spese principali per la famiglia e la chiusura temporanea di bar, ristoranti, musei, cinema, teatri, discoteche, l’economia italiana sta collassando e sarà difficile recuperare queste ingenti perdite.

Oltre all’economia, anche la cultura è sull’orlo del rasoio. Durante la Seconda Guerra Mondiale, i nostri nonni e bisnonni si aggrappavano alle credenze che li mantenevano sani e forti, ai libri, agli spettacoli teatrali per riuscire a sopravvivere. Non hanno mai messo da parte la loro storia mentre lottavano sui campi di battaglia e non si sono arresi di fronte al nemico.

Il loro, è un esempio che va seguito soprattutto oggi. Dobbiamo ricordarci chi siamo e chi vogliamo essere, mantenendo viva la nostra cultura che da marzo ormai sta tentennando.

 

Siamo inciampati in un capitolo che vede l’essere umano deteriorato dalla mancanza di vita sociale e la distanza che ci separa, ci reca solo dolore e sconforto.

I teatri un giorno riapriranno e potremo goderci uno spettacolo divertente insieme ai nostri amici o ai nostri colleghi, ma mentre aspettiamo è importante non demordere. Lottiamo per quello che ci è rimasto e per quello che avremo indietro trasmettendo i tuoi valori e diffondendo la tua arte, la tua cucina, la tua storia e la tua musica.

 

Il grido di aiuto che migliaia di famiglie stanno lanciando è straziante, così come quello dei medici che continuano a salvare numerose vite e che vedono la curva dei contagi aumentare sempre di più.

La paura però, non deve uccidere il ricordo di come il nostro popolo si sia rialzato dopo ogni caduta, tornando più forte e più determinato di prima. Siamo sopravvissuti a lotte e sconfitte e abbiamo saputo cambiare rotta verso la libertà e la tranquillità di una vita agiata colma di speranza.

 

Ti chiedo di tenerci uniti in questi mesi ancora più duri rispetto a quelli appena trascorsi e di non farci sovrastare da ansie e timori.

 

Ti amo Italia mia.

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